Sab 13 Lug 2024

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Pisa: aggredita psichiatra nello stesso reparto dove fu uccisa Barbara Capovani

Pisa – Schiaffi e pugni contro una dottoressa del reparto di psichiatria dell’Asl a Pisa, lo stesso dove il 21 aprile 2023 fu aggredita e uccisa la psichiatra Barbara Capovani.

La notizia di questo ulteriore episodio di violenza ai danni del personale sanitario è stata riportata oggi dalla stampa. La psichiatra è stata attaccata durante il turno di notte di qualche giorno fa, sbattuta a terra da una paziente, che era ricoverata nel reparto di psichiatria. È’ stato necessario l’intervento di una pattuglia dei carabinieri per scongiurare il peggio e fermare la paziente di psichiatria. La dottoressa aggredita è stata curata al pronto soccorso e dimessa con sette giorni di prognosi.

Il 21 febbraio scorso si è svolta la terza udienza del processo per l’omicidio di Barbara Capovani,  in cui è stato ascoltato come teste il medico legale Marco Di Paolo. Imputato  Gianluca Paul Seung, il 35enne di Torre del Lago accusato di avere aggredito e ucciso nell’aprile 2023 la psichiatra pisana, fuori dal Servizio di psichiatria diagnosi e cura dell’Asl Toscana nord ovest, di cui era stato paziente.

La prossima udienza è stata fissata ad aprile con l’esame altri periti. A maggio è attesa la deposizione dell’imputato.

Narcisista, paranoico e antisociale. È la fotografia clinica fatta nel 2019 dalla  Capovani firmando le dimissioni dal reparto di colui che circa tre anni dopo è diventato il suo assassino. Il referto di dimissioni del 4 dicembre 2019, destinato dalla dottoressa Capovani al medico curante, riportava una diagnosi di “disturbi narcisistico, antisociale, paranoico di personalità” dopo un ricovero disposto dal tribunale in seguito a un arresto. Capovani scriveva che dalle “numerose visite” durante il ricovero “sono emersi numerosi sintomi appartenenti allo spettro” di quei disturbi. Sintomi, spiega però l’anamnesi, “che non riteniamo responsivi al trattamento farmacologico perché strutturati nell’assetto di personalità”. Per la psichiatra “il paziente appare totalmente consapevole delle proprie azioni e del loro disvalore sociale”, quindi punibile per i reati eventualmente commessi.

 

 

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