Mer 28 Feb 2024

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Studio Unipi: già 8mila anni fa umanità alle prese con effetti cambiamento climatico

Gli ultimi scavi del progetto ‘MesoHistories’ presso l’area semi-desertica di Los Monegros, in Spagna, ci restituiscono la storia degli ultimi cacciatori-raccoglitori-pescatori nomadi vissuti in un momento di grave crisi climatica, uno dei periodi più freddi e aridi dell’attuale era geologica, l’Olocene

Grazie all’estenuante lavoro dell’equipe di archeologi dell’Università di Pisa impegnati nel progetto ‘MesoHistories’, diretto da Niccolò Mazzucco, professore dell’Ateneo pisano, e Javier Rey Lanaspa, archeologo del governo di Aragona, abbiamo prove tangibili della “straordinaria” opera di adattamento e sopravvivenza ai cambiamenti climatici avvenuti attorno al 6200 a.C.

Lo scenario che si sta componendo è di grandissimo interesse non solo archeologico, spiega Mazzucco, perché in quasi un mese di scavi nel sito situato a Sariñena (Huesca), in Spagna, “abbiamo riportato alla luce i resti di almeno una capanna, con buche di palo, quattro focolari in fossa, resti di combustione, alcune punte di proiettile di forma triangolare e trapezoidale, caratteristiche del periodo mesolitico, e un’area di lavorazione della selce. Si tratta del sito più antico finora scoperto nel territorio di Los Monegros”.

Un accampamento all’aperto del Mesolitico, che “ci riporta all’epoca degli ultimi cacciatori-raccoglitori-pescatori nomadi vissuti nell’area semidesertica di Los Monegros durante una grave crisi climatica, durante uno dei periodi più freddi e aridi dell’attuale era geologica, l’Olocene”, spiega il professore di Pisa.

I resti ritrovati, continua Mazzucco, “ci aiuteranno a comprendere come questi esseri umani abbiano cercato di adattarsi alla nuova condizione ambientale determinata dal brusco raffreddamento di 1-3 gradi che circa 8.200 anni fa interessò gran parte dell’emisfero settentrionale e durò circa 160 anni”.

Le indagini sui reperti sono ancora in corso, ma i primi risultati delle analisi polliniche, sottolinea uno dei coordinatori del progetto ‘Mesohistories’, “ci parlano di un ambiente estremamente diverso da quello attuale: i dati, infatti, indicano che in quel periodo preistorico il luogo dello scavo sarebbe stato caratterizzato principalmente da un paesaggio semiaperto, dominato da specie come il cipresso e il ginepro e oltre a ciò, in questo angolo dell’attuale deserto di Los Monegros sembra fosse presente una palude”.

Lì il gruppo di cacciatori-raccoglitori nomadi aveva costruito il suo accampamento, per poter cacciare mammiferi e uccelli. Secondo Mazzucco: “La caccia agli uccelli non era molto frequente ed è spesso difficile da documentare a livello archeologico; ma nel caso del sito spagnolo la relativa abbondanza di ossa di uccelli e piccoli mammiferi potrebbe suggerire un cambiamento nell’alimentazione di questi cacciatori-raccoglitori-pescatori che si erano adattati alle nuove, più rigide, condizioni climatiche e sebbene sia ancora presto per trarre conclusioni solo le analisi di laboratorio potranno chiarire l’effettiva composizione delle specie cacciate”.

 

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