Coronavirus: botteghe orafe Ponte Vecchio chiedono aiuto

“Non ci sono turisti e i nostri negozi sono turistici anche se di lusso” spiega la presidente dell’Associazione, Giuditta Biscioni. Per questo chiedono cassa integrazione per almeno un anno, affitti protetti, sanificazione mirata e protocolli compatibili con il tipo di negozi quali sono le botteghe del ponte.

Una richiesta di aiuto, da parte delle botteghe orafe del Ponte Vecchio. L’Associazione Ponte Vecchio ha inviato una lettera al sindaco Dario Nardella, al governatore toscano Enrico Tossi e anche al premier Giuseppe Conte, come riporta oggi il Corriere Fiorentino, chiedendo attenzione: le boutique dell’oro del famoso ponte fiorentino, si spiega, non riapriranno neanche nella fase 2 al via il 4 maggio.
“Non ci sono turisti e i nostri negozi sono turistici anche se di lusso” spiega la presidente dell’Associazione, Giuditta Biscioni. Per questo chiedono cassa integrazione per almeno un anno, affitti protetti, sanificazione mirata e protocolli compatibili con il tipo di negozi quali sono le botteghe del ponte.
“Ho ricevuto una lettera da parte di tutti gli operatori di Ponte Vecchio, che è un simbolo della città: gli orafi fanno parte di una categoria merceologica purtroppo esclusa dalle aperture dei negozi, tuttavia sono convinto che nella fase 2 sarà possibile riaprire questo tipo di attività”, ha commentato oggi il sindaco Nardella in collegamento telefonico con Lady Radio. “Siamo impegnati al massimo – ha aggiunto parlando in generale – perché le attività riprendano”.

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