Cassazione, Open: sequestro Aleotti risulta onnivoro e invasivo

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Quello subito dalla famiglia Aleotti nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Open è stato un sequestro “onnivoro e invasivo di una serie indifferenziata di dati personali, che non ha rispettato i criteri di pertinenza e proporzionalità”.

E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione nelle motivazioni dell’ordinanza con la quale  ha annullato senza rinvio i sequestri di telefoni, computer e materiali informativi eseguiti a carico dei fratelli Alberto Giovanni, Lucia e Benedetta Aleotti e della madre Massimiliana Landini, vedova di Alberto Sergio Aleotti, presidente della multinazionale farmaceutica Menarini di Firenze.

Il sequestro, rilevano i giudici della Suprema Corte, è stato “strutturalmente asimmetrico rispetto alla notizia di reato per cui si procedeva, rispetto al fatto per cui si investigava, rispetto al ruolo che in detto fatto avrebbero avuto gli odierni ricorrenti, rispetto al suo oggetto; un sequestro che finisce per assumere, sul piano quantitativo e qualitativo, una non consentita funzione esplorativa, finalizzata alla eventuale acquisizione, diretta o indiretta, di altre notizie di reato”.

La famiglia Aleotti risulta fra i finanziatori della fondazione Open, da cui dipendeva anche lo svolgimento della kermesse politica di Renzi all’ex stazione Leopolda. Nessun esponente della famiglia è indagato nell’inchiesta.

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