Caporalato: 11 misure cautelari in Toscana 

festa abusiva a Prato
Immagine di archivio Controradio

Undici misure cautelari personali – sei in carcere, una ai domiciliari, quattro obblighi di dimora – emesse dal gip di Firenze sono stati eseguiti stamani da parte dei carabinieri del comando per la tutela del lavoro e dei comandi provinciali di Firenze, Prato e Pistoia nei confronti di soggetti indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Consegnavano volantini pubblicitari per 13 ore al giorno a una paga di 2,5 euro l’ora, ed erano pure controllati attraverso sistemi di geolocalizzazione che tracciavano i loro spostamenti, i lavoratori, per lo più africani (circa 80), il cui sfruttamento è stato scoperto nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro che oggi ha portato all’esecuzione di 11 misure cautelari personali a Firenze, Prato e Pistoia.
I caporali, di origine pakistana, li arruolavano tramite una rete di reclutatori presenti come ospiti anche nei Cas. Tra i destinatari delle misure, un ospite del Cas di Campi Bisenzio (Firenze), uno della struttura della Caritas a Sesto Fiorentino (Firenze), e due ospitati presso Sprar di Scandicci e Campi Bisenzio.
Eseguito anche un sequestro preventivo della procura di beni mobili e immobili appartenenti a tre società indagate, tutte dedite alla pubblicità di beni e servizi, con sedi a Prato e Massa Carrara. Tra i beni sequestrati, sette furgoni per il trasporto dei volantini, conti correnti e carte di credito, per un valore di circa 500mila euro.
Sceglievano i lavoratori da sfruttare tra quelli più bisognosi, gli arrestati nell’ambito dell’inchiesta. Essere disposti a lavorare anche per 12 ore al giorno in cambio di un semplice panino era un titolo di preferenza: “Scelgo lui – afferma in una delle intercettazioni uno degli imprenditori 34enne del Pakistan finito in carcere -, in cambio di un panino riesco a fare il lavoro, per ciò che mi serve”. Gli sfruttatori non si piegavano neppure di fronte alle preghiere dei loro operai, che li supplicavano di pagarli per poter sfamare i loro figli: “Capo per favore – dice uno dei lavoratori al suo datore di lavoro – ora devo anche pagare le spese di casa qui e devo mandare i soldi in Pakistan per i miei figli. Ti chiedo per favore dammi 500, il resto te lo lavoro dopo”. In carcere sono finiti due imprenditori pakistani, residenti a Prato, e quattro reclutatori di manodopera. Ai domiciliari una 62enne residente a Pistoia, dipendente di una ditta di pubblicità che commissionava la consegna dei volantini pubblicitari alle ditte dei pakistani. All’obbligo di dimora sono finiti quattro capo-squadra che avevano il compito di sorvegliare i lavoratori.
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