Mer 24 Lug 2024

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Banca Etruria, motivazione assoluzioni: consulenze non aggravarono dissesto

Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui lo scorso 15 giugno sono stati assolti Pierluigi Boschi, padre dell’ex ministro Maria Elena ed ex vicepresidente di Banca Etruria, e gli altri 13 imputati.

“Operazioni non ‘manifestamente imprudenti’ nel senso adottato dalla giurisprudenza di avventate o scriteriate o prima facie prive di ogni ragionevole probabilità di successo, nè consumative di una parte notevole del patrimonio della Banca”: in “nessuna delle deposizioni testimoniali o nei documenti acquisiti è emerso che l’affidamento delle consulenze contestate abbia aggravato un dissesto in atto”, “a volersi sommare tutti tra loro” gli importi erogati per le consulenze contestate, “corrispondono allo 0,7%” del patrimonio della Banca, valore che se rapportato allo stesso, “non può costituirne notevole parte”. Così il tribunale di Arezzo nella motivazione della sentenza con cui il 15 giugno scorso ha assolto tutti i 14 imputati del processo per il filone delle cosiddette ‘consulenze d’oro’ nell’ambito dell’inchiesta sul crac dell’ex Banca Etruria.

Oltre a Boschi i giudici di primo grado hanno assolto, perchè il fatto non sussiste Luciano Nataloni, Claudia Bugno, Luigi Nannipieri, Daniele Cabiati, Carlo Catanossi, Emanuele Cuccaro, Alessandro Benocci, Claudia Bonollo, Anna Nocentini Lapini, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Ilaria Tosti, Claudio Salini. Bancarotta semplice colposa l’accusa contestata dalla procura che aveva chiesto condanne da 8 mesi a un anno.

Al centro del processo consulenze, costate complessivamente 4,5 milioni di euro circa, affidate a società tra cui Mediobanca e a studi legali tra cui quello torinese Grande Stevens, relative al procedimento di fusione di Etruria con una banca di adeguato standing imposto da Bankitalia nel dicembre 2013. “L’attività di conferimento e di svolgimento delle consulenze – si legge nelle conclusioni della motivazione della sentenza – è avvenuta per iniziativa della Banca d’Italia, che può definirsi organo propulsore di tutte le operazioni in parola a partire dalla lettera del Governatore Visco del 3 dicembre 2013 più volte citata nel corso della trattazione che, chiedendo l’aggregazione con un partner di adeguato standing in termini brevissimi, ha così indotto” Banca Etruria “a nominare un collegio di consulenti legali nonchè di advisor finanziari e industriali, scelti tra i migliori esperti nel panorama
nazionale, al fine di intraprendere il percorso più veloce e, al contempo, corretto per conseguire l’obiettivo fissato. Percorso che si è tra l’altro svolto sotto la supervisione della Banca d’Italia”.

Fu, così i giudici in sentenza, “‘un’operazione a cuore aperto'”, come “efficacemente definita da taluno dei difensori, per compiere la quale viene scelto il migliore team di esperti che lavorino in ‘consulto’ tra loro perchè si tratta di questione di ‘vita’ (salvataggio) o di ‘morte'(fallimento) e non si può sbagliare. Sotto questo profilo le consulenze servivano a evitare ciò che è poi accaduto” ovvero il dissesto, “peraltro per ragioni differenti”.

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