Arci, dipendenti in cassa integrazione e migliaia di eventi saltati

Arci

Firenze, 230 dipendenti in cassa integrazione, circa 3000 iniziative annullate o sospese ed una stima di 500mila euro settimanali di mancati incassi. Sono questi i numeri che raccontano le conseguenze del lockdown sulla rete dei 236 Circoli dell’Arci cittadino.

L’emergenza Coronavirus ha creato gravi danni economici e anche molte Case del Popolo e associazioni affiliate ad Arci Firenze ne sono state coinvolte. Sotto l’aspetto occupazionale, per più dell’80% dei 252 dipendenti dei Circoli Arci di Firenze è stata richiesta l’attivazione della cassa integrazione e, fra le iniziative annullate, si contano centinaia di concerti, dj set, presentazioni di libri, dibattiti, cene sociali, corsi formativi, serate di ballo e molto altro ancora.

Moltissime Case del Popolo, per un atto di responsabilità condiviso, sono state fra i primi luoghi a chiudere i propri spazi a inizio pandemia, in chiaro anticipo rispetto ai primi provvedimenti più restrittivi del Governo, e allo stesso tempo moltissimi volontari Arci hanno dato il loro contributo nei momenti più difficili dell’emergenza, attivando nel complesso circa 150 iniziative di volontariato in tutta la provincia di Firenze: consegnando la spesa e i farmaci a domicilio alle persone più bisognose, allestendo le “spese sospese” nei pressi dei circoli, attivando alcuni sportelli telefonici e online dedicati al supporto legale, psicologico e di mediazione dei conflitti, oltre che relativo a problematiche correlate all’orientamento sessuale o all’identità di genere; raccogliendo donazioni per le strutture della sanità territoriale e per la protezione civile, dando vita a gruppi di acquisto collettivo per il supporto dei piccoli negozianti di quartiere e di paese; producendo arte e cultura online con dirette, rassegne musicali e interventi di vario tipo.

“I numeri raccolti in queste settimane di crisi tramite i nostri circoli – spiega il Presidente di Arci Firenze Jacopo Forconi – ci dimostrano, anche in questa situazione, quanto siano una presenza capillare sul territorio e quanto purtroppo abbiano subito anche loro inevitabilmente i danni di questa chiusura forzata. Allo stesso tempo però abbiamo avuto la conferma dell’importanza del loro ruolo di supporto alla comunità sia a livello aggregativo e ricreativo che occupazionale. Nonostante le difficoltà che la pandemia ha arrecato alle nostre strutture – conclude il Presidente di Arci Firenze – vorrei però anche sottolineare come i circoli abbiano dimostrato una volta di più un grande senso civico, di solidarietà e creatività. Valori centrali, con radici profonde, per la nostra associazione che ci daranno il giusto slancio per il futuro”.

Dal 18 Maggio i circoli Arci hanno potuto riaprire le proprie porte, ma in molti casi le strutture hanno ripreso le proprie attività, seppur ridotte, soltanto dal 1° giugno, ed ancora oggi molte sono le basi associative impossibilitate a riaprire.

Nel momento di massima difficoltà, alcune Case del Popolo, messe di fronte alla concreta possibilità di chiudere definitivamente, hanno scelto la strada del crowdfounding sulla piattaforma “produzionidalbasso” per raccogliere quei fondi necessari alla riapertura. Tutte le raccolte fondi sono visibili e supportabili su www.produzionidalbasso.com.

In un momento in cui si parla molto di rinascita anche del territorio fiorentino, i Circoli Arci non possono non essere considerati come una parte fondamentale delle nostre città e dei nostri paesi. Per questo è fondamentale che le Case del Popolo tornino ad essere un luogo vivo così come l’abbiamo sempre conosciuto, e che i soci e le socie tornino ad animarlo.

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