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Sollicciano, Gianassi (Pd) ‘detenuto suicida doveva stare in struttura alternativa’

Sollicciano

Lo dichiara il capogruppo Pd in Commissione Giustizia di Montecitorio, Federico Gianassi, annunciando un’interrogazione parlamentare in merito alla morte del detenuto a Sollicciano.

“La morte del 29enne detenuto nel carcere di Sollicciano” a Firenze “è l’ennesima tragedia annunciata dinanzi alla quale silenzio e latitanze non possono avere cittadinanza. Parliamo di una persona con gravi problemi di tossicodipendenza e fragilità psichica, che non avrebbe mai dovuto essere rinchiusa in un istituto sovraffollato e strutturalmente compromesso come Sollicciano, ma seguita in una struttura alternativa”.
Lo dichiara il capogruppo Pd in Commissione Giustizia di Montecitorio, Federico Gianassi, annunciando un’interrogazione parlamentare.

“Da anni il ministro Nordio annuncia misure per i detenuti vulnerabili, ma la realtà è che le Rems mancano, le comunità terapeutiche non sono operative e il Decreto Carceri del 2024 non ha prodotto alcun risultato concreto, smentendo clamorosamente le promesse di riduzione dell’affollamento nelle case di reclusione”, prosegue Gianassi chiedendo al ministro della Giustizia “interventi immediati su una situazione ormai incompatibile con i principi costituzionali. A Sollicciano si continua a morire: nel solo 2025 si sono registrati cinque decessi, suicidi e decine di atti di autolesionismo, in un carcere con celle inagibili, infiltrazioni d’acqua, riscaldamenti malfunzionanti e condizioni climatiche disumane. Il governo deve intervenire: servono subito misure alternative reali per i detenuti fragili e un piano straordinario, con risorse e tempi certi, per restituire dignità, sicurezza e legalità al carcere di Sollicciano e al sistema penitenziario nel suo complesso”.

“Ancora un’altra tragedia a Sollicciano, un uomo che si è tolto la vita, un episodio drammatico che ci interpella come istituzioni e come comunità, ci stringiamo alla famiglia in questo momento di dolore. Fatti che non dovrebbero più accadere e che invece si ripetono troppo, troppo spesso”. Questo quanto invece afferma l’assessore al welfare del Comune di Firenze Nicola Paulesu.”È ormai sotto gli occhi di tutti come le condizioni strutturali del penitenziario fiorentino mostrino limiti difficili da ignorare, soprattutto quando si tratta di persone che, per ragioni di salute o fragilità, hanno bisogno di cure e percorsi di presa in carico attenti e continui, condizioni che mettono in difficoltà anche chi lavora e opera all’interno del carcere”, aggiunge in una nota Paulesu secondo cui “una delle priorità che ci siamo posti al tavolo istituzionale sul carcere è quella di lavorare per facilitare percorsi continui di supporto, prioritari quando le fragilità personali sono particolarmente accentuate. Questo e la necessità di agevolare i percorsi in uscita, dando possibilità concrete ai detenuti di ricostruire il proprio progetto di vita, elemento cruciale per incidere realmente sulle percentuali di recidiva, sono obiettivi che guidano il lavoro che stiamo facendo in collegamento con le associazioni attive all’interno del carcere e con le istituzioni penitenziarie”.

Per l’assessore si tratta di “un lavoro lungo, complesso ma siamo consapevoli che non possiamo arretrare in questo percorso”

 

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