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Prato, il processo all’omicida di Ana Maria e Denisa

Vasile Frumuzache, donna Denisa escort, Prato

VasileFrumuzache , foto tratta da pagina FB personale

Nell’aula bunker del tribunale di Firenze si è consumata ieri una lunga e drammatica udienza del processo per due femminicidi – quello  di Ana Maria Andrei e Denisa Paun – che hanno sconvolto la Toscana.

Per tre ore l’imputato, un’ex guardia giurata di trentatré anni, ha ricostruito davanti ai giudici la sua doppia vita e i delitti di cui si accusa, parlando con freddezza e senza mai cedere all’emozione. Un racconto duro, pieno di ombre, tra confessioni, vuoti di memoria e nuovi elementi che potrebbero aggravare la sua posizione.

Suona fredda e senza emozioni la voce dell’uomo che racconta due femminicidi di cui ammette di essere autore. Davanti alla Corte d’Assise, nell’aula bunker di Firenze sorvegliata dalla polizia penitenziaria, Vasile Frumuzache, 33 anni, ex guardia giurata rumena, parla per tre ore. «Mi odiavo per quello che ho fatto. Una parte di me voleva essere scoperta. Dentro sento voci che mi dicono che la mia vita non ha senso», racconta. È accusato di aver ucciso due sex worker tra Montecatini e Prato a distanza di dieci mesi, entrambe dopo aver cercato di consumare con loro dei rapporti sessuali. La prima vittima è Ana Maria Andrei, ammazzata nell’estate 2024. «L’ho strangolata per rabbia — dice il killer — mi aveva insultato, diceva che le facevo schifo come tutti i rumeni». La seconda è Denisa Paun, assassinata il 15 maggio scorso in un residence di Prato. «Lei mi ricattava, – ha raccontato l’uomo – aveva video e testimoni. Temevo di perdere la mia famiglia». Frumuzache racconta una doppia vita: marito e padre tranquillo, ma con una dipendenza dagli incontri a pagamento. Durante la sua testimonianza in aula ha ricordato anche un’infanzia segnata dalla violenza di un padre aggressivo e anni di lavori pesanti come bracciante. Restano però molte zone d’ombra. I magistrati contestano la premeditazione per l’omicidio di Denisa: l’uomo avrebbe fatto due sopralluoghi vicino al residence. «Non ricordo», risponde. Dopo il delitto, il corpo della donna viene nascosto in una valigia, trasportato nel pistoiese e abbandonato tra i rovi. La testa viene bruciata. Per la prima volta l’imputato ha ammesso anche di aver preso denaro alle vittime: 200 euro ad Ana Maria, 2 mila a Denisa. Soldi mai ritrovati. In aula ha raccontato anche il suo tentativo di evasione degli scorsi mesi e spiegato di aver provato la fuga dal carcere «per paura di ritorsioni contro la famiglia». I giudici hanno poi trasmesso nuovi atti in Procura per presunte minacce ricevute da un parente di una vittima. La difesa dell’imputato – affidata all’avvocato pratese Diego Capano – ha chiesto una perizia psichiatrica per lui. La Corte deciderà il 2 aprile.

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