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Le conseguenze del referendum sul voto per le amministrative a Prato

Con i candidati principali ancora in odore di investitura, il risultato del referendum diventa a Prato un segnale per entrambi gli schieramenti: ridisegna equilibri, accelera trattative e apre nuove strategie in vista di una sfida decisiva per il futuro politico della città.

IL SERVIZIO DI GIORGIO BERNARDINI

Meno di 10 punti staccano i vincitori del ‘no’ dalla percentuale di chi avrebbe voluto approvare la riforma. Il Comune di Prato fa registrare un risultato meno polarizzato di quello della media regionale: un segnale che può essere letto in molti modi, soprattutto perché la prossima scadenza elettorale è molto vicina. Meno di due mesi alle Comunali anticipate, che si giocheranno senza che i candidati dei principali schieramenti siano ancora scesi in campo. Ma il risultato del referendum incoraggia entrambi i fronti in una direzione precisa. A destra viene meno la candidatura dell’avvocato Marco Barone, a capo dei comitati del sì, mentre prende quota la sintesi sull’ex Assessora di Forza Italia Rita Pieri e sul civico di area Fdi Luca Banchelli. Uno dei due potrebbe essere incoronato dalla coalizione, ma solo dopo che il centrosinistra ha fatto la propria scelta. Che oramai appare all’orizzonte: si tratta alacremente per creare le condizioni di una candidature ter per l’ex sindaco matteo Biffoni. Il leader riformista del Pd toscano è padrone del suo destino: può decidere di compiere il passo avanti in qualsiasi momento. Resta da capire come: con quali garanzie per il programma e per la sua eventuale squadra di governo cittadino, una quadra da trovare con la leadership regionale schleiniana del partito. Di certo al segretario Fossi – così come al deputato Marco Furfaro – avrà fatto piacere l’attivismo di Biffoni nella campagna per il ‘no’, che in città ha comunque raggiunto il risultato. Forse una prima “prova di fiducia” che prelude a una trattativa non semplice. Biffoni rivendica un’autonomia nelle scelte, il partito pretende consequenzialità nell’adeguamento allo spostamento dell’asse della coalizione – e del Pd – a sinistra. A mediare sarà il reggente del partito Christian di Sanzo.

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