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🎧 Ambulanti: “Mercati aperti, il nostro lavoro è l’unico ristoro”

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Gli ambulanti toscani in protesta per chiedere la riapertura immediata di tutti i mercati per tutte le categorie economiche. A lanciare la mobilitazione gli ambulanti di Assidea con lo slogan “Mai più mercati chiusi, il mio lavoro è l’unico ristoro”.

“Srotoliamo il tricolore in piazza perché crediamo in questo Paese e nella sua ripresa ma per il Governo siamo invisibili” era una delle dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni il 12 maggio di un anno fa da parte dei venditori ambulanti aderenti all’associazione di categoria Assidea che quel giorno avevano dato appuntamento a tutti gli ambulanti a Firenze, in piazza dell’Isolotto, dove aprirono una bandiera lungo 50mt e fatto sentire la loro voce. Era una delle prime manifestazioni statiche gestite in presenza dopo il lockdown e nel rispetto delle misure anti covid.

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Da allora le richieste sono sempre le stesse e la fiducia nel Paese e nei Governi avvicendati sta lasciando il posto a delusione e disperazione per un protrarsi di assenza di risposte e strumenti a sostegno della categoria.
Fra i vari stop and go raccontammo il ritorno dei banchi di abbigliamento al mercato delle Cascine, come gli ambulanti si erano organizzati per i distanziamenti dei clienti e l’esposizione delle merce e la tanta voglia di ripartire. Ma da allora, altre chiusure e le scadenze fiscali sempre le stesse. E allora gli ambulanti toscani chiamano il settore alla mobilitazione generale e lo faranno oggi con due appuntamenti per chiedere la riapertura immediata di tutti i mercati per tutte le categorie merceologiche, annullamento del pagamento suolo pubblico fino al 31 dicembre 2021, un anno bianco dal punto di vista fiscale con interventi sulla parte contributiva.
Due appuntamenti nella stessa giornata di protesta “Mai più mercati chiusi, #ilmiolavorounicoristoro” che partirà dal mercato di Pistoia (ore 9) per concludersi a Firenze in via Cavour davanti alla Regione Toscana (ore 16.30) con ritrovo ore 13 piazzale Metro Osmannoro. Una giornata di protesta per dire basta alle mancate riaperture, chiedere interventi di sostegno concreto al settore e l’attivazione di un tavolo di crisi per il commercio ambulante. “Il tempo della pazienza è finito – spiega il presidente Assidea Alessio Pestelli (Intervista di Chiara Brilli)  – Adesso è il tempo di dire basta alle chiusure che, di fatto, penalizzano quasi esclusivamente gli ambulanti e i mercati ed è arrivato il momento di chiedere interventi di sostegno strutturali e non più misure tampone che non servono a niente. Abbiamo il diritto di chiedere misure importanti che consentano di dare respiro alle casse delle nostre imprese. Chiediamo semplicemente di farci tornare a lavorare e di farlo subito. I mercati all’aperto – conclude Pestelli – sono luoghi sicuri. Ci scusiamo fin da subito per i possibili disagi che non dipendono da noi ma dalle istituzioni che ancora una volta non ci ascoltano”.

 

“Fiere e sagre sono chiuse da un anno in tutta Italia, i mercati settimanali e di quartiere in zona rossa sono aperti solo per l’alimentare. E in Toscana ci sono province rosse da oltre un mese. Non ce la facciamo più a tirare avanti: se non moriamo di Covid moriamo di fame”. Così il presidente degli ambulanti toscani di Fiva (Federazione Italiana Venditori su Area Pubblica) – Confcommercio Rodolfo Raffaelli.

“Chiediamo alle istituzioni, alla Regione prima di tutto poi al Governo, di riaprire i mercati in toto, anche per la parte non alimentare, indipendentemente dalla classificazione delle aree”, aggiunge Raffaelli in una nota. Per il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, “i mercati si svolgono all’aria aperta, adottano le misure utili al contenimento del
contagio, come il distanziamento, i percorsi obbligati e il contingentamento dei clienti, l’apertura dei banchi da un solo lato per evitare assembramenti, la sanificazione. Gli ambulanti sono anche disposti a fare di più, pur di tornare al lavoro. Ma davvero non si riesce a comprendere come fare la spesa al mercato possa essere più pericoloso che farla in un supermercato della grande distribuzione, o utilizzare un mezzo di trasporto pubblico”.

Marinoni ricorda che “il commercio ambulante conta meno di 13mila imprese in Toscana (12.826), delle quali solo 3.600 si occupano di prodotti alimentari e possono quindi
continuare a lavorare senza restrizioni, mentre le altre sono soggette ai cambi di colore. Ai fieristi va anche peggio, perché gli eventi nei quali si sono specializzati non vengono
organizzati più dal febbraio 2020. Resistere in queste condizioni è impossibile, anche perché si tratta di aziende per lo più fragili e poco capitalizzate, a conduzione familiare”.

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