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Suicidio assistito, Libera: nuovo rinvio per avere da Cnr dispositivo

libera

Foto Imagoeconomica

“Sperano che rinunci al mio diritto o che il tempo renda inutile ogni decisione”, commenta Libera (nome di fantasia) la 55enne in una nota dell’associazione Coscioni che l’assiste.

Domani scadono i 90 giorni fissati dal tribunale di Firenze affinché il Cnr fornisca a Libera, nome di fantasia della 55enne toscana affetta da sclerosi multipla a cui è stato riconosciuto l’accesso al suicidio assistito, il dispositivo necessario per consentirle, tramite comando oculare, l’infusione endovenosa del farmaco per il fine vita. Ma il Cnr ha richiesto, e ottenuto oggi dal giudice, una proroga tecnica di altri 15 giorni, motivata con la necessità di ulteriori controlli e verifiche di sicurezza, rinviando così il test conclusivo a casa di Libera, inizialmente previsto per ieri. La nuova scadenza è prevista per il 5 marzo.

“Sperano che rinunci al mio diritto o che il tempo renda inutile ogni decisione”, commenta la 55enne in una nota dell’associazione Coscioni che l’assiste.

“Ogni ulteriore rinvio – queste le parole di Libera – alimenta il timore che le ragioni non siano solo tecniche, ma di natura politica”. “Il tempo che passa – aggiunge – aggrava le mie sofferenze e rende ogni giorno di attesa ancora più difficile da sopportare. Ribadisco con chiarezza che sono determinata a esercitare il diritto che mi è stato riconosciuto. Chiedo pertanto che il macchinario venga messo a mia disposizione senza ulteriori ritardi, in conformità con quanto disposto dall’ordine del giudice. La mia condizione è ormai nota e non ritengo necessario ripeterla. Chiedo semplicemente che non vengano aggiunti altri ostacoli o rinvii e che si proceda senza altre dilazioni”.

“È ora indispensabile assicurare la piena e tempestiva esecuzione del provvedimento, nel rispetto delle determinazioni dell’autorità giudiziaria e dei diritti della persona interessata”. commenta Filomena Gallo, coordinatrice del collegio di difesa di Libera e segretaria nazionale dell’associazione Coscioni. Per Marco Cappato, tesoriere dell’associazione, “la richiesta di rinvio equivale a imporre 15 giorni in più di tortura a Libera. Come lei dice, sperano che rinunci a un suo diritto o che muoia prima. Ci prepariamo a rispondere con azioni nonviolente a nuovi ulteriori ingiustificabili rinvii”.

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