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Strage via Mariti, Procura: “trave prefabbricata con ferro insufficiente”

morti sul lavoro Toscana, via Mariti

Lo scrive, in buona sostanza, la procuratrice Rosa Volpe nell’avviso di conclusione delle indagini argomentando l’accusa di crollo di costruzioni agli indagati Carlo Melchiorre, e Alfonso D’Eugenio. Nel crollo al cantiere di via Mariti morirono cinque lavoratori e tre rimasero feriti.

Il crollo a Firenze del 16 febbraio 2024 nel cantiere per un nuovo supermercato Esselunga fu causato dal cedimento di una trave prefabbricata, realizzata con un quantitativo di ferro nell’armatura che era minore del necessario per ottenere un manufatto idoneo a sostenere i carichi previsti. Lo scrive, in buona sostanza, la procuratrice Rosa Volpe nell’avviso di conclusione delle indagini argomentando l’accusa di crollo di costruzioni agli indagati Carlo Melchiorre, e Alfonso D’Eugenio. Nel crollo al cantiere di via Mariti morirono cinque lavoratori e tre rimasero feriti.

Melchiorre e D’Alfonso, spiega l’accusa, redassero il progetto e la scheda di produzione della trave prefabbricata denominata TL309-2P “calcolando in modo erroneo – scrive Rosa Volpe – i carichi che la trave avrebbe dovuto sostenere e inserendo nel progetto un quantitativo di ferro (armatura) non in grado di sostenere tali carichi” al punto da causare “il cedimento del dente della trave mentre veniva effettuato il getto della cappa collaborante sui tegoli del secondo impalcato, cui conseguiva il crollo di altre cinque travi e dei tegoli che poggiavano su tali travi, da cui derivava il collasso dell’intero solaio del secondo impalcato e il conseguente crollo dei solai sottostanti”.

In particolare, la trave TL309-2P non era in grado “di sostenere neanche il peso proprio e dei tegoli a causa dell’insufficiente quantitativo di acciaio progettato nel dente della trave”. Invece gli indagati avrebbero consentito che “in fase di produzione le staffe dell’armatura del dente della trave TL309-2P, nel punto di appoggio della trave in falso TL323-2P, fossero posizionate a una distanza maggiore rispetto a quanto previsto nella scheda di produzione”.
La conseguenza fu il cedimento del dente di aggancio della trave, che non resse per la ridotta armatura di ferro.

Il crollo si innescò quando ci fu il getto di cemento della cappa collaborante sui tegoli del secondo impalcato. Se ne stava occupando un fornitore esterno, tramite il lavoratore Luigi Coclite, autista di betoniere, tra i cinque morti del disastro di via Mariti. Gli altri deceduti sono operai che facevano lavori di carpenteria metallica al primo piano sottoterra, ovvero due solai sotto il solaio crollato durante la gettata di cemento. Si chiamavano Taoufik Haidar, Mohammed El Farhane, Bouzekri Rahimi, Mohamed Toukabri. Feriti nel crollo – mentre realizzavano la soletta con la cappa sul secondo impalcato – Teodor Durche, Gheorghe Cristea e Cristinel Spataru.

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