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🎧 Nardella saluta la città con una festa al Pala Wanny, “Nessun rimpianto, rifarei tutto, nel bene e nel male”

“Orgoglioso, emozionato per aver fatto questo viaggio di dieci anni”. Ieri sera Dario Nardella, ormai al termine del suo secondo mandato da primo cittadino, è salito sul palco del Pala Wanny per salutare la città. Un evento, “Grazie Firenze”, che è stata l’occasione per riavvolgere il filo, parlare di quello che ha funzionato – la tramvia su tutto, ha detto – e delle molte sfide affrontate, dalla pandemia agli incidenti sul lavoro, alla scomparsa della piccola Kata, alla manifestazione per la pace in Medio Oriente, e molto altro.

Un impianto sportivo ha molte cose in comune con la politica, dalla dimensione competitiva a quella performativa, è qui che si forma il corpo atletico delle ideologie e si rafforza lo spirito di squadra. Sarà per questo che Dario Nardella ha scelto il Pala Wanny per dire “Grazie Firenze” dopo dieci anni da primo cittadino nel capoluogo toscano. Lo spazio si è riempito in fretta, con volti e nomi di esponenti del Pd, delle istituzioni locali, personalità del mondo dello sport, dello spettacolo e della società civile. “Nessun rimpianto. Rifarei tutto quello che ho fatto, nel bene e nel male, perché si impara anche dagli errori. In questi 10 anni ho imparato tantissimo dai fiorentini, da ama Firenze anche se fiorentino non è. In questi 10 anni ho cercato di servire Firenze, non di servirmi di Firenze, e l’ho fatto con un’idea molto chiara: ma rinunciare a fare le cose, anche a costo di sbagliare. Portare in fondo il proprio lavoro senza restare fermi per la paura di fallire”. La voce graffiata dall’emozione di vedere una comunità stringersi intorno, tra cui si riconoscono vari membri della giunta, dall’assessora Funaro, candidata sindaca, agli assessori Giorgetti, Guccione, e poi il presidente della Regione Giani, il capo di Gabinetto Cristina Manetti, il presidente del Consiglio regionale Mazzeo, la consigliera Cristina Giachi e la rettrice dell’Ateneo fiorentino Alessandra Petrucci. “Abbiamo avuto tante prove – ha aggiunto -. Penso al Covid, all’emergenza ambientale ma anche tanti drammi, l’ultimo il gravissimo incidente in via Mariti dove hanno perso la vita cinque operai. Sono tutte cose che mi hanno rafforzato, mi hanno reso più sicuro di me ma anche più consapevole”. “Per questo sono contento, orgoglioso ed emozionato di fare questo viaggio di dieci anni in cui Firenze è cambiata molto, si è trasformata in tanti quartieri, penso alle tramvie tanto per citare uno dei cambiamenti più forti. Ci sono tante cose che avrei voluto fare, poi mi sono detto che non è che un sindaco può finire tutto quello che c’è da fare. Ci saranno altri sindaci dopo di me che faranno anche meglio di me. Se non ci fosse stato il Covid avremmo potuto fare molto di più”. 

A incorniciare la serata, partita con un sottofondo musicale e finita con i balli in pista, scorrono in loop sul maxischermo le immagini di questo lungo periodo di governo fiorentino, un amarcord di persone che hanno contribuito ad animare “sinfonicamente” la città e di cui lui stesso si definisce “una delle note”. Un pentagramma che potrebbe allungare lo spartito, farlo risuonare anche in Europa, come Nardella ha avuto modo di spiegare a margine dell’evento. “Per l’Europa sono a disposizione, per portare dove serve la voce di Firenze e della Toscana, sarebbe senz’altro un altro bel viaggio da fare. Amo molto l’Europa e credo che lì si decidano molte cose e credo che come Partito Democratico dobbiamo costruire un bel gruppo di candidati in grado di rappresentare bene il nostro territorio”. Su quello gigliato, il Sindaco Nardella, salutato anche da rappresentanti diplomatici come l’ambasciatore dell’Ucraina in Italia, Yeroslav Melnik e il console d’Israele Marco Carrai, ha ancora due mesi di mandato da espletare, significa “innanzitutto i lavori allo stadio Franchi, terminare al linea della tramvia Libertà-San Marco-Fortezza, e poi portare in fondo il piano operativo, anche se questo spetta al Consiglio comunale perché la parte nostra come giunta l’abbiamo fatta”. In ogni caso, conclude, “niente rimpianti, tutto quello che c’è da finire lo finirà chi viene dopo di me. Se chiudo gli occhi e penso a Firenze mi viene in mente San Miniato al Monte perché mi viene in mente il sindaco La Pira e penso alla vocazione unica di Firenze di città del dialogo e della pace”.

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