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RËBRA, musica sulle costole. Ascolta l’intervista!

Nell’Unione Sovietica del dopoguerra un movimento clandestino trovò un modo ingegnoso per diffondere suoni proibiti agirando la censura: incidere dischi rock illegali su vecchie lastre radiografiche, le cosiddette “rëbra”. Cristina Giuntini, l’autrice del libro, ne ha parlato con il nostro Pierluigi Megahertz!

Ascolta l'intervista!

 

RËBRA – Musica sulle costole, il bel volume di Cristina Giuntini con la prefazione di Antonio Bacciocchi, racconta come, nell’Unione Sovietica del dopoguerra, la censura e le restrizioni artistiche spinsero molti giovani a ribellarsi attraverso la musica. Negli anni della Guerra Fredda, ascoltare rock o jazz occidentale era vietato, ma un movimento clandestino trovò un modo ingegnoso per diffondere quei suoni proibiti: incidere dischi illegali su vecchie lastre radiografiche, dette rëbra (“costole”).

Questi “dischi”, con immagini di ossa, con incise sopra le musiche di artisti occidentali – ma anche russi dissidenti – divennero simbolo di resistenza culturale e libertà.

Parallelamente, nacquero gli stilyagi, giovani ribelli che sfidavano il conformismo socialista con moda colorata, jazz e rock, che trasformarono la ricerca di stile in atto politico.

Il libro raccoglie molte storie intrecciate: inventori, musicisti, tecnici e appassionati che diedero vita a una vera cultura underground, fatta di scambi segreti, vinili artigianali e registrazioni nascoste.

Con l’arrivo dei registratori a nastro, questa stagione sotterranea finì, ma la “musica sulle costole” rimase come simbolo eterno di ribellione e libertà artistica sotto la dittatura.

 

 

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