“L’olivicoltura toscana vive oggi una fase di profonda trasformazione, caratterizzata dalla coesistenza di due modelli produttivi distinti: quello tradizionale delle aree collinari e quello più moderno e meccanizzato sviluppatosi soprattutto lungo la fascia costiera. Una doppia realtà che richiede politiche differenziate e strumenti adeguati per garantire la sostenibilità economica e sociale del settore o si rischia l’abbandono”. A dirlo è Fedagripesca Toscana, la federazione che riunisce le cooperative agricole e della pesca di Confcooperative Toscana.
“Nelle zone collinari – spiega la federazione – prevalgono oliveti storici, spesso allevati a vaso policonico, con piante adulte o secolari e costi di gestione elevati, difficilmente compatibili con le attuali condizioni di mercato.”“Non si tratta di scegliere tra tradizione e innovazione – evidenzia Fedagripesca Toscana – ma di riconoscere che l’olivicoltura regionale non è uniforme e non può essere affrontata con un unico modello”.
Stefano Gori, referente di Fedagripesca per Confcooperative Toscana
Olivi, rischio abbandando per quelli storici “costi troppo elevati di manutenzione”