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Convegno Foibe, Bocchino: “Non mi vogliono, io ci vado lo stesso”

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A Firenze non si chiude la polemica sulle partecipazioni al convegno per la commemorazione delle vittime delle foibe in programma domani pomeriggio a Palazzo del Pegaso. Al centro dello scontro politico il giornalista Italo Bocchino, prima invitato e poi escluso dall’iniziativa. Ma lui non molla, annunciando la sua presenza fuori dal palazzo

FIRENZE «Non mi fanno entrare? Tanto io ci vado lo stesso». Promette scintille la commemorazione in Regione Toscana  del giorno del Ricordo, con una serie di appuntamenti in memoria delle vittime delle foibe, che si terrà domani – martedì 10 febbraio alle 17 – a palazzo del Pegaso. A rinfocolare la polemica che sembrava chiusa dopo giorni di litigi è il protagonista della vicenda, il giornalista Italo Bocchino, prima invitato e poi escluso dalla giornata di lavori. “Mi metto lì davanti, sul marciapiede, in piedi su una cassetta della frutta e parlo», promette il direttore editoriale del Secolo d’Italia, ex deputato, dopo che la sua prevista partecipazione al Convegno indetta dalla Regione Toscana era stata cancellata.

D’altra parte la scelta di chiamarlo a discutere in regione aveva irritato anche diversi esponenti del Pd e di Sinistra Civica Ecologista, che avevano definito “sconcertante” l’iniziale ipotesi di invitarlo, considerandola un’offesa ai valori della Toscana antifascista.
«La commemorazione si svolgerà senza interventi esterni», ha infatti dichiarato la presidente del Consiglio regionale, Stefania Saccardi, dopo le veementi proteste dell’Anpi.  La retromarcia della Regione aveva dunque generato la contro-reazione da parte di Fratelli d’Italia. Il consigliere regionale Diego Petrucci ha definito l’esclusione “gravissima”, parlando di “sinistra toscana che infoiba la libertà di parola”. Stesso copione da parte di Chiara La Porta e Giovanni Donzelli, anche loro meloniani.

Dunque la replica del giornalista: «Ne ho viste tante, sono corazzato — replica Bocchino —. Ma la considero una scelta tre volte grave. Primo, perché dopo 50 anni di rimozione, si passa alla censura. Secondo, perché c’è discriminazione nei confronti di un giornalista, come fossi di serie B. E terzo, la Regione Toscana si piega alle minacce dell’Anpi. Ricordo – provoca Bocchino – che i partigiani furono alleati dei titini che costrinsero all’esilio 350 mila istriani, fiumani e dalmati e ne infoibarono a migliaia». Sembra dunque che non sia finita qui e che per scrivere l’ultima pagina di questa vicenda bisognerà aspettare ancora 24 ore.

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