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Omicidio ad Arezzo, fermato un uomo

baby gang

immagine di archivio

La vittima sarebbe stata uccisa con un’arma da fuoco. Tutto è avvenuto fuori da un locale. Da quanto appreso una persona sarebbe stata fermata dalla polizia. L’uomo avrebbe chiamato il 112 per costituirsi.  Le indagini sono condotte dalla squadra mobile.

Gli avrebbe sparato dopo averlo visto parlare con la sua ex. E’ quanto ricostruito al momento per il delitto avvenuto poco prima della mezzanotte di ieri ad Arezzo: la vittima è Gjergj Pergegaj, trent’anni tra pochi giorni, ucciso a colpi di pistola. A sparare quattro volte un suo connazionale e conoscente, un 35enne incensurato, da tempo residente nella città toscana come la vittima, in due diverse frazioni, l’aggressore a Rigutino, il trentenne deceduto a Frassineto. Omicidio volontario aggravato dalla premeditazione l’accusa che il pm di Arezzo Elisabetta Greco gli ha contestato insieme al porto abusivo di arma da sparo dopo l’arresto dell’uomo da parte della polizia.
Il delitto è avvenuto intorno alle 23.40 nella zona di Olmo, alle porte di Arezzo, nei pressi della rotatoria all’inizio di via Romana, davanti a un locale estraneo a quanto accaduto. Secondo la ricostruzione della squadra mobile diretta da Davide Comito, il movente potrebbe essere da ricercare in motivi personali anche se l’uomo, durante l’interrogatorio del pm avrebbe parlato di presunti atti persecutori subiti da parte della vittima che peraltro conosceva da anni. Circostanza che sarebbe stata smentita dalla ex: la donna avrebbe invece ricondotto la vicenda a contrasti di natura sentimentale.
Nei filmati delle telecamere di videosorveglianza si vedrebbe il 35enne arrivare sul posto, parlare con la donna e poi affrontare Pergegaj, fino all’esplosione di quattro colpi di pistola, due dei quali fatali al petto e al collo. Il 35enne si è poi allontanato in auto, facendo rientro nella propria abitazione a Rigutino, dove è stato rintracciato poco dopo dalla polizia intervenuta con volanti e squadra mobile, dopo aver telefonato al 112 per costituirsi. L’indagato è stato trasferito nel carcere di Arezzo. La salma è stata trasportata all’obitorio dell’ospedale San Donato, a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia.
La pistola utilizzata non solo è risultata detenuta illegalmente – l’uomo non aveva porto d’armi – ma sarebbe di provenienza furtiva. Il pm ha contestato l’aggravante della premeditazione, ritenendo significativo il fatto che l’indagato circolasse armato senza giustificato motivo. Nelle prossime ore sono attese l’udienza di convalida e l’interrogatorio. Al momento gli inquirenti non avrebbero reso noto per intero il nome dell’indagato ma solo le iniziali, per evitare tensioni tra le famiglie. Sconcerto nelle frazioni dove i due uomini risiedevano.

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