Trecento persone hanno assistito oggi a Firenze, nel piazzale degli Uffizi, a una lezione ‘solidale’ di storia dell’arte di Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, a sostegno della vertenza dei precari storici delle Gallerie degli Uffizi, non riconfermati dopo il recente cambio di appalto. L’iniziativa era organizzata dal sindacato Sudd Cobas insieme ad Arci Firenze.
Montanari, che fa parte del comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi, si spiega in una nota di Sudd Cobas, “ha raccontato la storia dell’arte ricordando che dietro ogni capolavoro c’è il lavoro invisibile e sfruttato di uomini e donne che rimangono anonimo ed invisibili. Così è stato nella storia, ma questo non vuol dire che così debba continuare ad essere. Un lavoro stabile e dignitoso per i precari e lenprecarie degli Uffizi dovrebbe essere il punto di partenza per pensare una cultura costruita nel rispetto dei diritti e della dignità di chi lavora”. Per il sindacato, “il fatto che le Gallerie degli Uffizi abbiano recentemente ribadito di considerarsi estranee alla questione la dice lunga sulla filosofia con cui fino ad oggi sono stati concepiti questi appalti. Ma non può funzionare così: chi lavora in appalto non
può essere considerato meno di zero, invisibile. Senza queste lavoratrici, negli ultimi 15 anni, gli Uffizi non sarebbero riuscite nemmeno a garantire le aperture. Il ministero della
Cultura non può comportarsi come la peggiore delle aziende orientate al solo al profitto”. “Abbiamo chiesto alla Regione Toscana di riaprire il tavolo di crisi e mettere le aziende al
tavolo con il sindacato – prosegue Sudd Cobas -. Se non riceveremo risposte siamo pronti ad una nuova mobilitazione. Queste lavoratrici e lavoratori devono tornare a lavoro con quel contratto a tempo indeterminato che gli spetta da molto tempo”.
“Nelle ultime settimane è stata reiterata su vari organi di stampa l’accusa alle Gallerie degli
Uffizi di alimentare il precariato e l’incertezza dei lavoratori. Tale accusa è totalmente infondata dacché, a quanto si apprende, i lavoratori precari e stagionali in oggetto sarebbero stati alle dipendenze del precedente concessionario dei servizi delle Gallerie, oggi attivo in decine di altri siti culturali, archeologici e musei. Stando così le cose, sarebbe
dunque tale soggetto ad aver ritenuto di poter evitare di reimpiegare queste risorse professionali sui tanti siti in sua gestione, tra cui i numerosi stessi musei fiorentini di cui
assicura ancora i servizi aggiuntivi”. Così le Gallerie degli Uffizi di Firenze.
“Che il riferimento alle Gallerie come ente diretto interlocutore di questa vicenda sia dunque da ritenersi completamente infondato – si spiega dalle Gallerie – è provato
inoltre dalla lunga vertenza sindacale, durata circa tre anni, al cui esito si è proceduto, proprio per combattere il precariato, con l’assunzione di tutti i dipendenti
precedentemente attivi nelle varie sedi dell’Istituto, ovvero circa 200, e adesso tutti beneficiari di un contratto a tempo indeterminato. Se, pur comprendendo il disagio espresso dai lavoratori, gli Uffizi non hanno certo la possibilità di farsi
carico della stabilizzazione di tutti i precari della cultura”. “Le Gallerie – prosegue la nota – non possono che stigmatizzare e condannare duramente la sistematica strumentalizzazione
lontana da ogni senso dello Stato del loro nome e della loro reputazione per garantire visibilità mediatica, servendosi di forme di disagio in sé comprensibili ma che non le riguardano”.