Quattro arresti a Firenze per una vicenda tra imprenditori cinesi che si è sviluppata dal 2024 a ora attraverso episodi di minacce, danneggiamenti, incendio doloso e la tentata estorsione, anche con la richiesta di 2,8 milioni di euro.
Il gip, su richiesta della Dda fiorentina, ha disposto il carcere per tre cinesi di 39, 30 e 26 anni, e i domiciliari per un altro di 40 anni. Vittima un’imprenditrice cinese titolare di Alex Group srl, un centro commerciale a Sesto Fiorentino. Intorno, un clima di omertà e soggezione imposte dagli aggressori. Le indagini sono state fatte da squadra mobile della questura e Ros dei carabinieri di Firenze e sono partite da un’irruzione fatta da quattro orientali armati di machete e picconi l’1 agosto 2024 nel negozio poiché il 39enne, adesso arrestato, pretendeva l’utilizzo di un capannone a Sesto, che Alex Group stava per acquistare. A causa del rifiuto di subire l’intimidazione estorsiva, sarebbero seguiti altri fatti delittuosi. Tra questi, il 23 maggio 2025 l’incendio doloso di un autocarro di Alex Group, con danni ad altri due veicoli della società, tutti posteggiati davanti alla sede. Evento per cui la titolare ha fatto denuncia alla polizia di Stato, in questura. Poi Il 17 giugno 2025 l’imbrattamento con vernice rossa e il danneggiamento con pietre di un’auto della società parcheggiata davanti alla casa della titolare di Alex Group. Per questi episodi sono stati individuati come presunti autori il 30enne e il 26enne arrestati. Il 23 gennaio 2026 c’è stata la richiesta estorsiva di 2,8 milioni di euro – tramite un complice, il 40enne finito ai domiciliari – da parte del 39enne alla titolare di Alex Group, sotto la minaccia di evitare l’incendio dell’esercizio commerciale. Gli arresti sono stati eseguiti la sera del 3 marzo.
In un anno e mezzo, sottolinea la procuratrice Rosa Volpe, le “reiterate minacce e gli atti di violenza e devastazione, presentano un livello di pressione intimidatoria che trascende la minaccia ordinaria, assumendo una connotazione sistematica, organizzata e idonea a generare un clima di perdurante soggezione”. Inoltre gli investigatori, sottolinea Rosa Volpe, “hanno riscontrato un contesto di soggezione ed omertà provocato dagli indagati che ha impedito di assumere testimonianze da parte di varie persone hanno”.