Dopo tre secoli torna a far bella mostra di sé a Prato l’altare del Crocifisso Datini, costruito nel 1383, di cui si era persa memoria, che è stato ritrovato durante il grande progetto di restauro della chiesa di San Francesco, antico complesso datato 1280 nel centro storico della città.
La scoperta dell’altare si deve agli studi di Francesco Marchese, coordinatore del progetto di restauro, compiuti su antichi documenti, nei quali è riuscito a trovare l’esistenza di due nicchie nella controfacciata della chiesa. “Sopra di queste era stato innalzato un muro nel Seicento per la realizzazione della cantoria dell’organo – spiega Marchese – noi l’abbiamo rimosso ed è riemerso l’altare e i suoi affreschi, perfettamente conservati”. Il ciclo, si spiega in una nota, raffigura scene legate alla crocifissione con Dio Padre benedicente, la colomba dello Spirito Santo che insieme al Crocifisso compongono la Trinità e ai due lati i ladroni. Questo altare venne costruito nell’ottobre 1383 all’interno della controfacciata per accogliere l’antico Crocifisso che ancora oggi si conserva in chiesa. Gli affreschi ritrovati sono sia Trecenteschi, che Seicenteschi, questi ultimi opera del pittore Pier Antonio Michi. Quando la nicchia venne ostruita, il Crocifisso, detto del Datini, venne spostato sull’altare maggiore e la tela che lo incorniciava, anche questa opera del Michi, entrò in tempi recenti a far parte della collezione di Palazzo Pretorio.
Grazie a un accordo con l’Amministrazione comunale e provinciale di Prato, la tela è stata data in prestito – per 99 anni – alla parrocchia di San Francesco per ricollocarla nella sua posizione originaria. Questa mattina il parroco Carlo Stancari e Francesco Marchese hanno presentato alla città l’altare del Crocifisso Datini e il completamento dei lavori alla chiesa, con un investimento di 2,4 milioni di euro, coperti con oltre il 70% dai fondi dell’8 per mille alla Chiesa cattolica.
“Del Crocifisso Datini non abbiamo notizie certe – sottolinea Giuseppina Clausi, funzionaria della Soprintendenza – non sappiamo se effettivamente lo aveva donato lui alla chiesa o lo aveva fatto realizzare, sappiamo certamente che da lui era molto venerato e per questo aveva voluto l’allestimento di questo altare”. Domani la messa di inaugurazione del complesso presieduta dal vescovo di Prato Giovanni Nerbini.