ULTIMO SALUTO AL BRIGANTE SOCIALE ENZO BUTERA

ultimo salutoFino alle 18.00 di oggi è possibile salutare Enzo Butera, scomparso la scorsa notte, nel suo atelier al Bersaglio (Caldine-Fiesole). Domani la presentazione del suo libro  A domani – storia di un brigante sociale presso la Libreria Clichy ore 18.00 in via maggio 13r a Firenze.

Giovedì 18 febbraio alle ore 18:00, presentazione del libro di Enzo Butera «A domani. Storia di un brigante sociale». Seguono letture a cura dell’associazione «Donne in Cammino» di Pelago.

Sarà un modo per ricordare insieme alla famiglia e agli amici l’artista Enzo Butera, che ci ha lasciati stanotte.

Si terrà presso la Libreria Clichy di Firenze – Via Maggio 13R – giovedì 18 febbraio alle ore 18:00 la presentazione del libro di Enzo Butera “A domani. Storia di un brigante sociale” – Zambon Editore – a cura di Diego Siragusa e Francesco Gurrieri. Sarà un modo per ricordare insieme alla famiglia e agli amici l’autore, e artista, scomparso la notte scorsa dopo una lunga malattia degenerativa.

Si tratta dell’opera prima di Enzo Butera che ha vissuto a Fiesole per oltre 30 anni, dove ha rivestito la carica di Assessore all’ambiente del Comune dal 1999 al 2004.

Come afferma Enzo Siragusa, il libro è: “una storia di riscatto sociale, un paradigma in cui sono presenti le vicissitudini ricorrenti di molti uomini e donne che hanno varcato i confini di paesi e villaggi del nostro Meridione. L’Autore, educato all’amore per l’arte e per il teatro, intraprende le sue peregrinazioni nel nord Italia della seconda metà degli anni ’50 narrandoci misteri e umiliazioni, proprie e degli altri, scoprendo l’impegno politico e la militanza culturale nel teatro d’avanguardia.

Una storia esemplare, dunque, che non dimentica e valorizza le antropologie domestiche e la fedeltà a valori antichi ma universali vissuti e testimoniati con granitica coerenza”.

L’autore ripercorre, guidato dalla memoria, i suoi settant’anni: dalla nascita in un piccolo paese del Reventino, ai margini della Sila, ai giorni d’oggi. Le passioni politiche e artistiche, nel teatro come nella scultura e pittura, lo portano a una continua e voluta migrazione attraverso l’Italia e l’Europa. Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Zurigo e Parigi sono tappe fondamentali per la sua formazione. Frequenta le avanguardie, aderisce con tutta la sua passione e irruenza giovanile alla contestazione degli anni Sessanta che determina il suo modo di essere. Amante della sperimentazione, insofferente a ogni forma di autoritarismo paterno e sociale, ribelle alle convenzioni, Butera ha continuato a essere un polemico provocatore o, come amava definirsi, un “brigante” sociale.

Con questa sua prima opera letteraria, Butera ha tracciato un quadro storico-antropologico di una generazione afflitta dall’emigrazione e dalla tensione verso il riscatto sociale attraverso la cultura e l’impegno politico.

Egli stesso, in una intensa citazione, sintetizza mirabilmente i contenuti del suo testo letterario: Se l’anima è il risultato di un ambiente umano nel quale si cresce, ci si nutre e ci si sviluppa, la mia anima è il mio paese con i suoi abitanti: Conflenti superiore, in provincia di Catanzaro, in Calabria. Un piccolissimo paese, sotto il monte Reventino. Un luogo nato con la nascita del pianeta terra. Un’immensa e fitta foresta di olmi, castagni, querce e pini. Il luogo ideale per darsi alla macchia e sottrarsi alla schiavitù dei potenti, come avvenne nei primi secoli dopo l’anno Mille”.

L’Autore, cenni biografici

Enzo Butera nasce a Conflenti Superiore (CZ) nel 1940. Durante l’infanzia aiuta il padre ad affrescare e a decorare ville e chiese. Crescendo, inizia a lavorare nella Filodrammatica del paese e, a 14 anni, fonda a Catanzaro la prima Filodrammatica. Nel 1956 si trasferisce a Torino, poi a Firenze e successivamente a Roma dove studia teatro e partecipa a diverse estemporanee di pittura. Nel 1963 viene ammesso con borsa di studio alla Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Dal 1965 in poi lavora come attore. Insieme ad altri giovani dà vita al “teatro gruppo MKS”, divenuto poi “Teatro Popolare Viaggiante”. Oltre ad autori come Camus e Brecht, il gruppo di giovani, affascinati dall’opera di Piscator, scrive e rappresenta testi suggeriti dalla quotidianità e dal conflitto tra le classi. Nel 1970 si stabilisce a Zurigo dove continua il suo impegno sociale tra gli emigranti italiani, greci e slavi. Negli anni ‘80 rientra in Italia, si trasferisce a Venezia e, successivamente, a Fiesole dove ha vissuto nella sua casa-atelier fino a questa notte.

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