RAPINA GIOIELLERIA FIRENZE: ARRESTATI APPARTENENTI A GRUPPO PARAMILITARE

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Arrestati dalla polizia di Stato i componenti del commando che nel dicembre del 2013 mise a segno una rapina in una gioielleria di Firenze, nella centralissima via Tornabuoni. Gli arrestati appartengono ad un gruppo paramilitare addestrato a mettere a segno rapine in tutta Europa.

Le misure di custodia cautelare in carcere, eseguite nei giorni scorsi, sono state emesse dal gip su richiesta della procura fiorentina. L’operazione ha coinvolto numerosi Paesi europei.

Un commando di cinque uomini armati entrò in azione con un blitz lampo avvenuto alla ‘luce del sole’ che colpì al cuore il salotto buono di Firenze ancora immerso nel bel mezzo dello shopping natalizio. «Verso alle 17 — raccontava a La Nazione  una commessa del negozio vicino che per prima ha visto attivarsi il commando — ho visto arrivare da via dei Corsi cinque uomini vestiti di scuro, armati di mazze e col volto coperto da passamontagna che camminavano tranquillamente verso la goielleria». «Non abbiamo nemmeno avuto il tempo di alzare il telefono — continua — due uomini si sono parati di fronte alle nostre vetrina urlandoci di chiudere le porte e restare dentro, mentre gli altri tre si sono diretti verso la gioelleria». Con le mazze hanno poi mandato in frantumi il vetro antiproiettile del portone del negozio, mentre uno dei rapinatori è rimasto a fare da palo all’esterno.

I quattro uomini, cittadini romeni, arrestati dalla polizia di Firenze con l’accusa di essere gli autori del colpo, appartengono a un gruppo paramilitare di oltre 300 uomini addestrati a mettere a segno rapine in tutta Europa. La stessa banda sarebbe responsabile, tra l’altro, delle rapine con mazze e asce messe a segno in due gioiellerie nel centro di Milano, in via della Spiga, e di una tentata rapina in una gioielleria di via del Parione, sempre a Firenze.

I giovani, spesso provenienti dagli orfanotrofi, venivano sottoposti a un vero e proprio addestramento militare di quattro mesi nei boschi della Romania. Imparavano ad usare mazze ed asce, a cambiarsi in fretta di abiti, a fuggire senza lasciare tracce, a dormire all’aperto e a resistere anche a climi rigidi. L’organizzazione, molti componenti della quale sono stati arrestati nei mesi scorsi in altri paesi europei, aveva un regolamento applicato da una commissione, che prevedeva anche punizioni corporali. Per ogni colpo riuscito la ‘nuova famiglia’, come veniva chiamata in gergo, pagava a ogni malvivente un compenso di 5 mila euro. In caso di arresto, bisognava far credere ai giudici di aver rimorso e di essere pentiti, magari raccontando anche la propria storia di orfano, ma evitare sempre di collaborare alle indagini.

Le misure cautelari sono state disposte dal gip Tommaso Picazio su richiesta del pm Christine Von Borries. Due persone, delle quattro finite in manette, sono state rintracciate in Belgio. Altri quattro componenti della banda sono attualmente ricercati dalla polizia inglese, francese, slovena e romena.

Fondamentali per le indagini gli elementi raccolti in occasione di altri colpi analoghi, come quelli di Milano. Lo scambio di informazioni con la polizia romena ha permesso di accertare che, subito dopo il colpo di Firenze, alcuni dei componenti del commando hanno tentato di rapinare una gioielleria in Belgio. Gli investigatori fiorentini, risaliti alle targhe delle auto usate e alle schede telefoniche utilizzate, hanno ricostruito tutto il percorso dei criminali, dalla Romania fino all’Italia. Determinante per identificarli è stato anche il Dna trovato su alcuni abiti, abbandonati nei pressi della gioielleria di via Tornabuoni insieme a una mazza e a un’ascia.

 

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