Per la Corte Suprema UK gli autisti di Uber sono lavoratori dipendenti

autisti di Uber

La Corte Suprema del Regno Unito riconosce agli autisti di Uber lo status effettivo di lavoratori dipendenti con diritto a salario minimo e ferie pagate.

La Corte Suprema del Regno Unito ha concluso una battaglia legale che durava da anni decretando che gli autisti di Uber sono lavoratori dell’azienda a tutti gli effetti. Gli autisti devono essere considerati lavoratori dipendenti e non liberi professionisti, avendo così diritto al salario minimo, limiti alle ore di lavoro giornaliere e ferie pagate.

La sentenza si aggiunge a un quadro normativo che in Europa vede la gig economy, quel settore dell’economia caratterizzato da lavoratori occasionali, sempre più regolamentato. Chi affitta su Airbnb è chiamato a rispettare le norme che regolano il settore alberghiero, i servizi di fattorini continuano a ricevere critiche da parte di lavoratori e sindacati che chiedono maggiori tutele e un’azienda come Uber non ha mai potuto iniziare l’attività in Italia per via delle licenze che regolano il settore dei taxi.

Nel Regno Unito la causa è iniziata nel 2016 con la denuncia di due autisti di Uber, Yaseen Aslam e James Farrar, che accusavano l’azienda di controllare a tutti gli effetti il loro lavoro senza riconoscere lo status di lavoratori dipendenti. Il Tribunale del Lavoro di Londra aveva dato ragione ai due autisti e Uber ha fatto ricorso fino a portare il caso davanti alla Corte Suprema.

La Corte ha motivato la sentenza adducendo che Uber impone le tariffe e i termini di contratto, limita la scelta degli autisti nell’accettare o meno le richieste dei clienti e che esercita un netto controllo sul modo in cui i lavoratori prestano i loro servizi. Il Tribunale ha inoltro riconosciuto come tempo effettivo di lavoro quello speso dall’autista sull’app di Uber e quello impiegato nell’attesa dell’accettazione del cliente.

Attraverso un comunicato stampa diffusa via email, Jamie Heywood, il direttore dell’area Nord europea di Uber ha scritto: “Rispettiamo la decisione della Corte Suprema in riferimento al caso di un numero limitato di autisti che hanno usufruito dell’app nel 2016”. Ha poi aggiunto: “L’azienda ha visto nel frattempo cambiamenti significativi guidati in ogni fase dagli autisti di Uber”. Tra questi cambiamenti ha elencato la maggiore autonomia concessa agli autisti nei metodi di fatturazione e l’assicurazione gratuita per malattia o infortunio.

Un Tribunale del Lavoro adesso dovrà decidere l’ammontare della compensazione che spetta ai 25 autisti di Uber coinvolti nel caso. Altre 1000 denunce come questa che erano rimaste in sospeso, dopo la sentenza di venerdì, potranno procedere nella valutazione.

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