Intervista al direttore del Cinema Stensen su riaperture, mercato e streaming

Cinema Stensen - Michele Crocchiola

Abbiamo intervistato Michele Crocchiola, direttore del Cinema Stensen, interrogandolo sullo stato della distribuzione cinematografica, sulla situazione delle sale a Firenze e sui progetti futuri per il suo cinema.

I cinema di tutta Italia sono chiusi dall’8 marzo del 2020. Com’è andata per lo Stensen?

Alcuni cinema hanno riaperto da settembre fino alla nuova chiusura del 24 ottobre. A differenza di alcuni colleghi noi non abbiamo mai riaperto. Di fatto lo Stensen è chiuso da più di un anno. Per fortuna durante l’estate siamo riusciti a curare la programmazione di alcune arene all’aperto e speriamo di poter replicare anche quest’anno.

Perché avete deciso di non riaprire?

Lo Stensen non ha riaperto perché volevamo fare dei lavori che non siamo riusciti a completare in tempo. Avevamo programmato dei cambiamenti nell’accoglienza, con modifiche dell’atrio e della sala, che spero di ultimare durante l’estate per offrire qualcosa di nuovo al pubblico che tornerà a trovarci quando riapriremo.

Oltre al calo di presenze, che secondo i dati ANICA è del 71% rispetto al 2019, c’è stato un calo anche nel numero di film distribuiti. Durante il lockdown sono stati distribuiti meno della metà dei titoli rispetto al 2019. Nell’editoria è stato stipulato un accordo tra editori, distributori e punti vendita per rimandare la distribuzione dei titoli di maggior richiamo alla riapertura delle librerie. Tra i protagonisti della filiera del cinema esiste un accordo simile?

Ci sono due tendenze. I distributori hanno tenuto in sospeso i film più importanti, soprattutto i film italiani, in attesa della ripartenza. Da più di un anno è pronto il film dei Manetti Bros su Diabolik, il nuovo film di Nanni Moretti e i film presentati all’ultimo Festival di Venezia non sono ancora usciti in tv o sulle piattaforme. A livello mondiale l’esempio più eclatante è il nuovo 007. Il film è pronto da più di un anno ma è congelato in attesa della riapertura dei cinema. Qui si apre un’altra questione: per 007 c’è stata un’offerta (da circa mezzo miliardo, ndr) da parte di Amazon per distribuirlo in esclusiva online ma è stata rifiutata. Il discorso è diverso per i produttori e distributori che hanno piattaforme proprietarie come Disney, che ha distribuito alcuni suoi titoli come Soul direttamente su Disney+. Chi ha piattaforme ha bisogno di aggiornare il catalogo e offrire nuovi contenuti ai suoi abbonati, chi non ha piattaforme aspetta i cinema. Per rispondere alla tua domanda: non c’è stato un accordo, dipende dalle strategie commerciali dei singoli gruppi.

Nel frattempo si è creata una lista di attesa dei grandi blockbuster come il già citato 007, Mission Impossible e Dune. Tutti film indispensabili per i cinema italiani perché da soli permettono di raggiungere il pareggio di bilancio. Quanti ne devono uscire perché le sale riaprano con continuità?

Dipende da quante persone avranno voglia di tornare al cinema e questo non possiamo ancora saperlo. C’è anche il tema della capienza: se si riaprisse domani la capienza massima sarebbe ancora al 25%. Probabilmente la capienza massima sarà alzata di pari passo con la somministrazione dei vaccini. Quindi per riaprire regolarmente servono grossi titoli, capienze almeno al 50% e la voglia del pubblico di tornare al cinema. Perché riparta tutto il mercato, dai multiplex alle sale parrocchiali, serve tornare ai ritmi pre-pandemia, ovvero almeno sei film nuovi a settimana, di cui normalmente due blockbuster, una commedia di largo pubblico e altri generi più di nicchia.

Tu dici che serve una capienza minima del 50%. I distributori internazionali invece devono avere la garanzia che a livello globale siano aperte il 70-80% delle sale per rientrare nell’investimento.

Si può vedere anche da un altro punto di vista: se i cinema americani, cinesi, giapponesi, francesi e inglesi sono aperti, la distribuzione può ripartire. L’impatto del mercato italiano sugli incassi globali è inferiore all’1%.

Invece i sostegni da parte del Governo sono arrivati? Sono stati sufficienti a coprire i costi fissi?

I sostegni sono in gran parte arrivati. Non solo dal MIBACT ma anche dalla Regione e dall’Unione europea. Per quanto riguarda il settore del cinema, devo ammettere che sono stati generosi. Però per decretare se sono sufficienti a coprire le spese bisogna analizzare i singoli casi. Se si parla di una sala cinematografica di proprietà i sostegni sono più che sufficienti. Se un esercente deve pagare un affitto e non ha trovato un accordo col proprietario dell’immobile, se ha da pagare mutui e altri costi fissi allora alcune difficoltà rimangono.

Qual è stato il criterio di assegnazione dei fondi?

I sostegni si basano sulla perdita di fatturato. Una buona fetta di contributi è arrivato sotto forma di credito d’imposta quindi non sono soldi spendibili e alcune sale indipendenti hanno avuto qualche decina di migliaia di euro di credito d’imposta quando in un anno ne pagherebbero soltanto qualche migliaio. Quindi hai uno sconto sulle tasse che attualmente non paghi, non avendo fatturato, e quel credito non è cedibile alle banche.

E tutti i cinema sono sopravvissuti a quest’anno di chiusura?

Qui a Firenze sembra, e sottolineo “sembra”, che non ci siano state chiusure. Alcuni colleghi sono in affitto, altri hanno dipendenti e altri ancora sono a conduzione familiare per cui ci sono situazioni molto diverse tra di loro. Ci tengo ad aggiungere che i ristori hanno riguardato le aziende, ma non i dipendenti. I lavoratori sono in cassa integrazione e per coloro che hanno dei contratti part-time lo stipendio si è ridotto sensibilmente.

Cinema Stensen
La sala del Cinema Stensen, chiusa dall’8 marzo 2020. Foto Controradio

Tanti cinema hanno provato a continuare l’attività spostando rassegne e presentazioni sulle piattaforme online. Lo Stensen ha partecipato ad alcune di queste iniziative?

Noi abbiamo aderito a uno dei due circuiti di proiezione online nati a maggio del 2020 che si chiama #iorestoinsala. Abbiamo visto che è una soluzione usata principalmente dal pubblico fidelizzato che la vede come un’opportunità per aiutare il proprio cinema di riferimento. L’esperienza TVOD (Transactional Video On Demand) significa che paghi un biglietto virtuale al prezzo deciso dal distributore ma non è paragonabile all’offerta delle piattaforme come Netflix, Prime Video e Disney+. Chi partecipa a queste iniziative lo fa per dare un sostegno al cinema ma non sostituisce l’esperienza in sala. Peraltro a noi arriva circa il 25% dell’incasso una volta tolti i diritti del distributore, il servizio della piattaforma e la SIAE.

Quindi il cinema e lo streaming viaggiano su binari paralleli?

Secondo me sì. Già prima della pandemia uscirono titoli come Sulla Mia Pelle, Roma e The Irishman che erano disponibili su Netflix ma che ebbero un grande successo di pubblico al cinema. Ci sono dei film che possono coesistere su entrambi i mezzi e ci sono film che sono più adatti al cinema, Roma di Alfoso Cuarón ne è un esempio. Ci sono altri film, ma c’erano anche prima dello streaming, che uno preferisce guardare a casa. Io penso che non sia vero che le piattaforme stanno uccidendo il cinema. Sicuramente stanno cambiando il marketing e la comunicazione ma non sostituiscono l’esperienza cinematografica.

Quindi non pensi che possa succedere quello che è capitato al teatro: l’offerta si concentra su una fascia d’età escludendo i più giovani e poi si trova in difficoltà quando necessita di ricambio generazionale?

Penso che il rischio sia minore perché il cinema è un’industria globale. Finchè la catena di produzione è di così alto livello ha anche una capacità di comunicazione e di richiamo trasversale. Da sempre il cinema è stato in grado di lavorare per target diversi. Il rischio potrebbe essere un altro: sale cinematografiche più specializzate che lavorano sull’accoglienza e un’offerta per il pubblico hanno maggiori probabilità di sopravvivere, il multisala dove al terzo spettacolo calpesti il popcorn dei due spettacoli precedenti avrà qualche difficoltà in più.

Durante l’ultimo anno lo Stensen è rimasto in contatto col suo pubblico?

Non quanto avremmo voluto. Abbiamo cercato di comunicare regolarmente attraverso la newsletter e i social. Abbiamo anche organizzato alcuni cineforum online. Mi rendo conto che sia stato difficile partecipare perché dopo aver lavorato online tutto il giorno rimanere al pc anche per lo svago è faticoso per cui non abbiamo insistito più di tanto. La cosa che mi dà maggiore soddisfazione è l’aver mantenuto attive alcune iniziative dedicate al pubblico più giovane come la giuria dello Young Audience Award. Mi ha colpito la partecipazione ampia da parte di giovani che sono in DAD da mesi ma che hanno avuto modo di discutere e ci hanno ringraziato di avergli dato l’opportunità di parlare. La mia impressione è che il distanziamento abbia lasciato poche opportunità di espressione agli adolescenti e sono preoccupato per le ricadute psicologiche dell’isolamento, tant’è che abbiamo in programma ulteriori progetti di confronto tra giovani per la prossima estate.

Quali sono gli altri programmi dello Stensen per l’estate 2021?

La gestione e programmazione di alcuni spazi all’aperto. Il primo è la Manifattura Tabacchi, dove stiamo allestendo una piazza della cultura con incontri e proiezioni. Speriamo di poter continuare con l’arena del Mandela Forum che però nel frattempo è diventato un polo vaccinale. La Fondazione CR ha confermato l’organizzazione del cinema a Villa Bardini e ad agosto ci sarà il Teatro Romano di Fiesole. Replicheremo anche le proiezioni alla villa Medicea di Lilliano, sopra Bagno a Ripoli, e stiamo studiando un progetto simile con delle proiezioni serali in un rifugio nel Mugello.

La sala dello Stensen quando riaprirà?

Mi piacerebbe saperlo. La speranza è di riaprire a metà maggio, anche se solo per poco prima della chiusura estiva. Se così non fosse riapriremo a settembre per la nuova stagione.

I cinema hanno dovuto accendere i proiettori regolarmente per manutenzione. Che film avete proiettato senza pubblico?

Di fatto nessuno perché non abbiamo acceso la lampada per cui non usciva nessuna immagine. Alcuni colleghi in altre parti d’Italia hanno approfittato di questa manutenzione obbligatoria per usare i cinema come degli enormi salotti ma io non sono riuscito ad approfittarne perché guardare i film nella sala vuota mi mette malinconia. Aspetto il ritorno del pubblico.

Intervista a cura di Carlo Lascialfari

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