Il Giappone potrebbe approvare i matrimoni omosessuali

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Una sentenza ha dichiarato che il mancato riconoscimento dei matrimoni omosessuali è incostituzionale. Adesso sta al Parlamento perché diventi legge.

Lo scorso mercoledì una corte giapponese ha dichiarato che il mancato riconoscimento di un matrimonio omosessuale da parte dello Stato era incostituzionale. La sentenza potrebbe rappresentare il punto di svolta nel riconoscimento dei matrimoni omosessuali nel Paese.

La sentenza è avvenuta nella provincia settentrionale di Sapporo in seguito alla denuncia di tre coppie omosessuali contro il Governo giapponese. Il mancato riconoscimento dei matrimoni omosessuali li aveva esclusi dall’accesso ad alcuni benefici per le coppie sposate e per questa ragione hanno chiesto danni che ammontavano a circa 9.000 dollari a persona.

Le coppie sostenevano che il mancato riconoscimento rappresentasse una discriminazione di genere e una violazione dei diritti costituzionali di uguaglianza. La corte ha dato loro ragione adducendo che l’esclusione dai benefici rappresentava un “trattamento discriminatorio senza una base razionale”. Tuttavia, la corte non ha riconosciuto loro i danni economici.

La sentenza non è sufficiente a cambiare il quadro normativo giapponese. I matrimoni omosessuali necessitano di una legge promulgata dal Parlamento perché siano effettivamente riconosciuti. La sentenza è però considerata epocale dagli attivisti locali, che sperano che il tema entri finalmente nel dibattito politico.

L’opinione pubblica rimane divisa sulla questione. In un sondaggio del 2019, circa l’80% del campione con meno di 60 anni ha detto di supportare i matrimoni omosessuali. Le aziende hanno iniziato a realizzare campagne di marketing indirizzate alle coppie omosessuali e hanno introdotto tutele per i lavoratori gay. A livello individuale la pressione al conformismo è ancora molto forte e molti gay evitano di dichiararsi pubblicamente per paura di subire discriminazioni.

La denuncia che ha portato alla sentenza era stata presentata nel febbraio 2019 e faceva parte di una mobilitazione nazionale per mettere pressione al Governo nel riconoscimento dei matrimoni omosessuali. Altre 10 coppie hanno successivamente presentato simili denunce e le sentenze sono attese per la fine del 2021.
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