Gli ultimi due ergastolani nazisti condannati in Italia sono morti

tribunale Grosseto

Gli ultimi due ergastolani nazisti condannati dalla magistratura militare italiana negli anni ’90 sono morti, senza aver fatto un giorno di carcere.

Nella mattina di domenica 28 febbraio, l’ANSA ha comunicato la notizia della morte degli ultimi due ergastolani nazisti condannati in Italia. A riportare la notizia è stato il procuratore generale militare Marco De Paolis che ha confermato la morte del centenario Karl Willhelm Stark e del novantasettenne Alfred Stork. Per nessuno dei due la condanna si era conclusa con lo sconto della pena attraverso la detenzione in carcere o arresto domiciliare.

I due erano accusati rispettivamente di multipli eccidi commessi nel 1944 nell’Appennino tosco-emiliano e di una delle stragi consumate sull’isola di Cefalonia nel settembre 1943 nei confronti dei militari della Divisione Acqui.

Nel 1994, dopo la scoperta dei fascicoli che documentavano centinaia di stragi nazi-fasciste occultate nel 1960, la magistratura militare italiana era arrivata a infliggere 60 ergastoli ai superstiti responsabili dei fatti. DI fatto, nessuna delle condanne è mai stata eseguita. Le richieste di estradizione da parte dell’Italia verso i Paesi d’origine dei condannati non sono mai state accolte, invalidando l’esecuzione formale della pena.

Gli unici ergastolani nazisti chiamati a espiare le condanne inflitte durante quei processi sono stati l’ex-capitano delle SS Erich Priebke, faticosamente condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, e il caporale Seifert, responsabile degli omicidi avvenuti nel campo di transito di Bolzano. Seifert era stato estradato dal Canada ed è morto durante la detenzione a Santa Maria Capua Vetere.

L’ex sergente Stark, inquadrato nella Divisione Corazzata ‘Hermann Goering’ della Wehrmacht, è morto il 14 dicembre scorso. E’ stato condannato all’ergastolo per alcuni degli eccidi compiuti sull’appennino tosco-emiliano nella primavera del ’44, in particolare quelli di Civago e Cervarolo, nel reggiano, due borghi dove il 20 marzo furono trucidate complessivamente circa 30 persone, tra cui il parroco, e quello di Vallucciole, nell’Aretino, dove oltre 100 tra uomini, donne e bambini vennero uccisi per rappresaglia.  Nel 2018 una troupe del Tg1 lo scovò nella sua abitazione in un sobborgo di Monaco: l’anziano, scambiando qualche battuta sull’uscio, disse che non poteva pentirsi di “una cosa mai fatta” e che il processo era stato “una farsa”.

Di Stork, la cui esecuzione penale risultava ancora pendente nel 2020, solo di recente si è saputo che è morto il 28 ottobre 2018. L’ex caporale è stato condannato per l’uccisione di almeno 117 ufficiali italiani sull’isola di Cefalonia, nel settembre 1943. Stork aveva confessato in passato agli inquirenti tedeschi di aver fatto parte di uno dei plotoni di esecuzione attivi alla ‘Casetta rossa’, dove venne trucidato l’intero stato maggiore della divisione Acqui.

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