Dati in cambio di vaccini, così Israele vuole estinguere il coronavirus

Pfizer

Il Governo israeliano ha fatto un accordo con Pfizer che prevede la raccolta e l’invio all’azienda farmaceutica di informazioni sui pazienti vaccinati in cambio di una fornitura di dosi continua.

Al momento dell’annuncio dell’efficacia del vaccino di Pzer, Israele si è mossa d’anticipo rispetto agli altri Paesi. Il Governo israeliano ha pagato un sovrapprezzo per garantirsi una fornitura anticipata di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech e soprattutto ha decido di fornire all’azienda dati sull’andamento e gli effetti delle vaccinazioni in cambio di consegne regolari e continue.

L’accordo tra Pfizer e Israele prevede che l’Istituto centrale di statistiche mediche informi l’azienda farmaceutica sulla percentuale di popolazione vaccinata necessaria al raggiungimento dell’immunità di gregge. Israele può fare affidamento su un sistema sanitario altamente sviluppato e tecnologico che permette di somministrare rapidamente i vaccini ai suoi circa 9 milioni di abitanti e restituire a Pfizer dati affidabili prima di chiunque altro su un campione così elevato.

Questo accordo ha acceso polemiche sul trattamento dei dati medici dei cittadini e su potenziali abusi della privacy. La risposta è stata che la priorità di Israele in questo momento è la rapida somministrazione dei vaccini.

I risultati iniziali sono incoraggianti: il Ministro della Sanità ha dichiarato che, su un gruppo di 715425 israeliani completamente vaccinati, solo 317 (lo 0.04%) è risultato positivo al coronavirus entro una settimana dalla somministrazione, di cui 16 ricoverati in ospedali con sintomi gravi da Covid-19.

Quasi un terzo della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino Pfizer e il 17% le ha ricevute entrambe, un dato di gran lunga superiore a ogni altro Paese. L’obiettivo di Israele è quello di vaccinare il maggior numero di persone entro le elezioni previste il 23 marzo. Infatti il successo della vaccinazione è fondamentale per la campagna elettorale di Netanyahu, il primo cittadino israeliano a ricevere il vaccino.

Il contratto tra Israele e Pfizer è stato reso pubblico il 17 gennaio con l’intenzione di tranquillizzare i cittadini sulla natura dei dati condivisi. Il Governo ha dichiarato che fornisce all’azienda solo dati anonimi e non riconducibili ai singoli pazienti come il numero di contagi e ricoveri seguenti alla somministrazione del vaccino.

Le dichiarazioni sono state accolte con scetticismo da parte di alcuni medici ed esperti di privacy che sostengono ci sia l’effettiva possibilità che questi dati siano associabili ai singoli cittadini. La preoccupazione più realistica e legittima riguarda la cessione di informazioni a terze parti come compagnie assicurative e datori di lavoro.

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