Cuba apre alle imprese private

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©Controradio

Il Governo di Cuba ha annunciato un’inedita apertura di molti settori alle imprese private, un fenomeno inatteso in un Paese dall’economia centralizzata come quella cubana.

Lo scorso sabato a Cuba è entrata in vigore la liberalizzazione di molti settori dell’economia cubana. La misura era stata presentata ad agosto dalla Ministra del Lavoro Marta Elena Feito ed è stata approvata dal Consiglio dei Ministri venerdì 5 febbraio.

A Cuba alcuni settori erano stati liberalizzati nel 2010 ma fino a ora non avevano superato i 127. Quella lista è stata eliminata e adesso, dei 2000 settori presenti nel Paese, solo 124 rimangono sotto il controllo, parziale o totale, del Governo.

La Ministra ha detto che “il lavoro privato continua a svilupparsi e l’obiettivo di questa riforma è proprio quello di stimolare la produttività”. Per Cuba si tratta di un cambio di direzione e visone politica radicale. Al momento, dei circa 11 milioni di abitanti, solo 600000 lavorano nel privato, il 13% di tutta la popolazione.

La riforma è stata portata avanti dal Ministro dell’Economia Alejandro Gil. Il Ministro ha dichiarato che si trattava di una riforma necessaria e attesa da lungo tempo. L’entrata in vigore di questa misura, necessaria a risolvere il problema di produttività e disoccupazione di Cuba, è stata favorita dalla crisi innescata dalla pandemia, che ha messo in difficoltà settori fondamentali come agricoltura e turismo, già compromessi dalle forti limitazioni imposte dal Governo Statunitensi durante l’amministrazione Trump.

Abbiamo chiesto a Leonardo Lascialfari, Presidente del Controradio Club e uno dei viaggiatori di Controradio a Cuba nel 2016, il suo punto di vista sulla situazione di Cuba in quel periodo e quali opportunità possano presentarsi dopo la riforma: “L’impressione è che nel 2016 per Cuba il turismo fosse importante per il reperimento di valuta pregiata. Il turismo era uno dei pochi settori in grado di portare degli Euro nel Paese e quindi di generare stabilità e ricchezza per i lavoratori locali. Mi viene da pensare che la pandemia abbia creato la necessità di reperimento di simili risorse attraverso altri canali, adesso che il turismo è precluso”. Sulle prospettive dello sviluppo di Cuba ha aggiunto: “Resta la perplessità sulla possibilità dell’iniziativa imprenditoriale cubana di realizzare le infrastrutture necessarie allo sviluppo, vista la condizione di alcuni settori come trasporti e comunicazioni, che difficilmente potranno essere finanziate dallo stato cubano e, temo, richiederanno grossi investimenti stranieri”.

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