Come funziona l’algoritmo che individua chi ha la priorità a vaccinarsi

algoritmo

La Regione Lombardia ha già implementato l’algoritmo che individua i pazienti prioritari nella sua strategia di somministrazione del vaccino.

Un algoritmo sviluppato dagli statistici dell’Università Bicocca di Milano individua per nome e cognome le persone dai 18 ai 79 anni che meritano un accesso prioritario al vaccino sulla base del loro profilo clinico. L’indice di fragilità è calcolato tramite una funzione di fattori come risultati dei tamponi, ricoveri e decessi nella prima e seconda ondata. Tutti i dati utilizzati sono forniti dalla banca dati degli assistiti dalle Regioni.

I ricercatori hanno spigato che l’implementazione di questo algoritmo consentirebbe di ridurre le intubazioni e i decessi di una misura nell’ordine delle centinaia. L’algoritmo è già stato utilizzato dalla Regione Lombardia che lo ha proposto al Ministero della Salute.

L’algoritmo potrebbe rappresentare una rivoluzione nell’individuazione dei cittadini che hanno la priorità assoluta al vaccino, a prescindere dall’età. Per lo studio sono stati usati i dati di cinque regioni per un totale di circa 16 milioni di persone, un quarto della popolazione italiana. L’algoritmo ha identificato le 23 condizioni patologiche che, oltre all’età e al genere, sono risultate indicative del rischio clinico. Il risultato consiste nell’attribuire a ogni cittadino un valore che indichi il proprio grado di vulnerabilità alla Covid-19.

In Toscana, negli ultimi giorni, si stanno verificando delle anomalie nella somministrazione dei vaccini. Il criterio di progressione per fasce deboli è stato ribaltato. Infatti, la disponibilità del vaccino Astrazeneca, finora proibito alla categoria più esposta, gli over 65, per non rimanere inutilizzato è stato somministrato alle categorie considerate indispensabili come personale scolastico, giudiziario e penitenziario.

Tuttavia, all’interno di queste categorie, il vaccino viene somministrato senza discriminazione d’età. A oggi, in Toscana, un avvocato 25enne ha un accesso prioritario al vaccino rispetto a un 64enne con patologie gravi e che non appartiene a nessuna delle categorie riconosciute dalla Regione come indispensabili. Cionondimeno, un soggetto di questo tipo ha maggiori possibilità di sviluppare la Covid-19 con sintomi gravi e quindi occupare posti in terapia intensiva. L’algoritmo proposto al Ministero della Salute, se applicato a livello regionali, potrebbe risolvere simili distorsioni.

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