CASCINA: UNIONI CIVILI, CECCARDI NEGA AULA CONSILIARE

unioni

? Due donne avevano ottenuto la sala prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento, ma nel giorno ‘prenotato’  è spuntato come per magia un convegno: “possono andare dall’ufficiale dello stato civile” dice Ceccardi

“Se c’è una cosa che non manca alla sindaca di Cascina è la fantasia”. Con queste parole Caterina Coppola, fondatrice di Gaypost.it, commenta la vicenda che vede coinvolto il primo cittadino del comune pisano, Susanna Ceccardi, la quale avrebbe “messo il bastone fra le ruote” a una coppia di donne che avrebbero dovuto unirsi civilmente il prossimo 21 gennaio.

Già qualche tempo fa  Ceccardi, primo sindaco leghista di Cascina, aveva fatto parlare di sé per le dichiarazioni nelle quali definiva le unioni civili un “registrucolo degli amanti omosessuali”, una “invasione di campo (dello Stato, ndr) che ha progettualità ideologica, in vista del mutamento del concetto di famiglia e dell’aberrante adozione al di fuori del contesto della famiglia naturale”, e nelle quali concludeva che “stiamo lavorando per difendere quanto più possibile il diritto all’obiezione di coscienza” per i sindaci che non avessero inteso celebrarle. Dichiarazioni che hanno suscitato le immediate reazioni del Gay Center, che aveva presentato ai carabinieri di Cascina un esposto contro la sindaca poiché “l’obiezione di coscienza non è prevista dalla legge e le (sue) parole sono una grave violazione dei diritti, oltre che della legislazione statale”, e che hanno spinto la vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli (Pd), ad intervenire dichiarandosi disponibile a celebrare le unioni nel comune su delega del sindaco. La polemica si è riaccesa alcune settimane fa, quando la giunta comunale ha approvato la delibera 163, con la quale si chiedeva una modifica del regolamento stabilendo che nella Sala consiliare potessero essere celebrati esclusivamente “matrimoni civili” e solo se a farlo fossero stati “Consiglieri Comunali e Assessori in carica muniti di specifica delega rilasciata, per i singoli matrimoni, dal Sindaco”, attribuendo di fatto al primo cittadino un enorme potere discrezionale.

E gli effetti di tale provvedimento non hanno tardato a manifestarsi. Nel caso in questione, infatti, le due donne avevano prenotato la propria unione civile per il 21 gennaio 2017, chiedendo (e ottenendo) proprio la Sala consiliare, dopo avere opportunamente versato la tasse per l’utilizzo della stessa. Il tutto naturalmente prima dell’approvazione della delibera in questione che, come visto, impedisce l’utilizzo della Sala per la celebrazione delle unioni civili. La coppia si è quindi vista restituire la somma versata con un assegno, accompagnato da una comunicazione nella quale si spiegava che la sala non era più disponibile perché, proprio quel giorno, l’Assessore alla cultura Nannipieri avrebbe tenuto un evento di non ben definita “rilevanza pubblica”. Nel frattempo il regolamento è entrato pienamente in vigore, quindi per le due è ormai di fatto impossibile celebrare l’unione nella Sala consiliare.

Chiaramente le due donne potranno unirsi, spiega la sindaca Ceccardi al quotidiano ‘La Nazione’. “Possono andare dall’ufficiale di stato civile, prendono appuntamento e firmano l’unione. Io non do deleghe. E’ nelle competenze di sindaco dare o non dare la delega, al di là dell’obiezione. A Cascina c’è l’ufficiale di stato civile, il problema quale sarebbe?”, ha dichiarato la Ceccardi, aggiungendo che “basta che chiamino e fissino per il 21 gennaio, o per il giorno che vogliono, sentendo la disponibilità dell’ufficio”.

Un comportamento, commenta Caterina Coppola, ingiusto e denigratorio: volete unirvi? Benissimo, ma fatelo nell’ufficio di stato civile. “Ci sarà pure uno sgabuzzino per le scope all’ufficio di Cascina dove si possono unire civilmente, no?”. Quello dell’ufficiale di stato civile, prosegue, “è un ufficio come tutti gli altri. Questo, a mio modestissimo parere, viola il comma 9 della legge sulle unioni civili e il comune buonsenso”

La vicenda non ha lasciato indifferenti i sindaci dell’hinterland pisano, che fanno a gara di disponibilità. Il sindaco di Calci ha annunciato che presto celebrerà la prima unione civile nel suo comune, dichiarando che “le unioni civili sono sullo stesso piano dei matrimoni. Chiunque abbia il piacere di sposarsi a Calci, noi siamo a disposizione”. Identica la posizione dei sindaci di Vecchiano, Vicopisano e San Giuliano Terme: “Non toglierei mai la felicità a chi inizia una nuova vita insieme”, ha dichiarato il sindaco di Vicopisano Taglioli, al quale ha fatto eco il primo cittadino di Vecchiano, secondo il quale “le nostre porte sono aperte anche a cittadini di altri comuni”. Per le due donne, quindi, non tutto è perduto. A patto – si capisce – che siano disposte ad unirsi in un comune diverso dal proprio.

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