Bargellini: un Maestro di umanità al servizio di Firenze

Un centinaio le persone radunate ieri sera a Firenze, in via Reginaldo Giuliani, presso l’edificio dove abitava e dove è stato trovato morto Lorenzo Bargellini, il leader del Movimento di lotta per la casa.

La processione di conoscenti, militanti, semplici cittadini, è cominciata man mano che si diffondeva la notizia della morte di Bargellini. Secondo quanto emerge, tra le persone a lui più vicine era risaputo che da qualche giorno le sue condizioni di salute avevano subito un aggravamento. Bargellini viveva da solo ma era assistito da conoscenti e proprio uno di loro ha dato l’allarme al 118.

Dai primi accertamenti medico legali le cause della morte risultano naturali, tuttavia, come avviene di prassi in circostanze come queste, la procura di Firenze ha stabilito di effettuare l’autopsia, pertanto la salma è stata portata all’istituto di Medicina legale.

Il servizio di Chiara Brilli

Nessuno avrebbe voluto essere Lorenzo Bargellini, ma nessuno ne avrebbe potuto fare a meno. Senza di lui saremmo stati tutti più in difficoltà, con la nostra coscienza, con questa città, con le emergenze che per decenni si è accollato, ogni santo giorno, ogni santa estate, ogni santo sabato di picchettaggio, di corteo, di blocco di uno sfratto, di denunce, di presidi, di diritti da fare rispettare.

Nessuno avrebbe voluto essere lui, posizione troppo scomoda quella dell’illegalità necessaria, della ‘guerra a bassa intensità’ come la chiamava lui, quella della lotta sulla strada, quella del dare risposte agli ultimi, quella del non nascondere la testa sotto la sabbia, quella del dire le cose come stanno ma sopratutto cercando di cambiarle.

Ma se a questo non pensava Mao, i più deboli ma anche le istituzioni, il mondo della sicurezza, i giornalisti locali, in questi decenni non avrebbero saputo a chi fare riferimento, a chi appellarsi, o con chi prendersela o ‘gestire’ la situazione.

Nel bene o nel male, il Barge c’era, sempre. Per dare una risposta e non chiudere gli occhi. Per risponderne in prima persona. In prima fila, per chiedere giustizia sociale, sempre e comunque.

Era un Maestro di umanità che ha insegnato il rispetto anche a chi lo pretendeva.

Non ci ha mai negato un’intervista, non ci ha mai risposto malamente, non ha mai fatto il rivoluzionario radicalchic o l’antagonista demodé come ce ne sono tanti,  neanche nei momenti più caldi e delicati, neanche quando la stanchezza fisica e morale lo raggiungeva. Da quel 2009 in cui annunciò: “tra un anno lascio la battaglia sociale”, non ha invece mai smesso di lottare, perché lui amava Firenze oltre se stesso, ma la voleva rendere migliore, più accogliente e meno ipocrita, più viva e vera, meno salottiera e speculativa e più popolare e umana. Ci ha provato fino all’ultimo e nonostante le denunce, gli sgomberi, gli attacchi avrebbe continuato a farlo.

Il suo cuore si è fermato, ma l’amore che ha sempre riversato per  questa città no e speriamo che Firenze non se ne dimentichi e senza Lorenzo non si perda e non trovi scuse, in punta di diritto.

Le occupazioni del Bargellini sono servite a tutti, non solo a quelle persone che con lui hanno riagguantato le speranze. Nessuno avrebbe voluto essere lui, ma senza di lui tutti noi abbiamo perso qualcosa e prima  lo riconosceremo, nelle piazze e nei palazzi, prima Firenze recupererà un pezzo di umanità sociale che con Lorenzo Bargellini se n’è andata.

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