ISRAELE, APPROVATA UNA NUOVA LEGGE ANTI-TERRORISMO CHE TERRORIZZA GLI ARABI

ISRAELE

Scagliare una pietra, strattonare un militare, scandire slogan o brandire cartelli con frasi ‘anti-israeliane’ durante una manifestazione, persino donare cibo o vestiti ad associazioni umanitarie potrebbe essere sufficiente per diventare bersaglio della nuova legge anti terrorismo dello Stato di Israele e subire pesanti punizioni corporali.

E’ quanto denunciano le Ong e i gruppi per i diritti civili, riferendosi alla normativa entrata in vigore da pochi giorni in tutto il territorio di Israele (compresa quindi Gerusalemme est ma esclusi i territori occupati: Striscia di Gaza e Cisgiordania). La nuova legislazione viene additata come una grande minaccia per le libertà civili in quanto amplia in maniera drammatica la quantità di azioni considerate reati: il semplice simpatizzare per la causa palestinese o anche la mancata adozione di misure preventive (come la denuncia di persone sospette) potrebbero essere intese come favoreggiamento del terrorismo. Un giro di vite destinato a ridurre pesantemente la libertà di tutti gli israeliani, e non solo della cosiddetta minoranza degli arabi-israeliani, e che per questa ragione sta suscitando vivaci critiche da parte delle formazioni arabe e di sinistra. Secondo gli esperti di diritto la nuova normativa anti terrorismo sarebbe inaccettabile in quanto conferirebbe alla polizia ampi poteri discrezionali e la sottrarrebbe dal controllo della magistratura. Infatti le forze dell’ordine hanno ora il potere di arrestare i sospettati di terrorismo e detenerli in carcere per la durata degli interrogatori senza che sia necessaria l’autorizzazione di un giudice e negando loro persino il diritto di ricorrere ad un avvocato. Nello stato di polizia in cui si sta trasformando Israele, le fasi delle indagini preliminari e quelle relative alle misure cautelari verranno completamente sottratte al controllo della magistratura, la quale avrà il solo compito di emanare le sentenze detentive. In pratica non vi sarà nessun limite allo strapotere della polizia, e nessuno che potrà garantire il rispetto dei diritti umani dei sospettati di terrorismo. Quadro reso ancora più inquietante dal fatto che a decidere sull’applicazione della normativa speciale, e quindi a stabilire cosa è terrorismo o favoreggiamento del terrorismo e cosa no, sarà, ancora una volta, la polizia.

I leader della minoranza arabo-israeliana, che attualmente conta 1.7 milioni di persone, circa un quinto della popolazione di Israele, sostengono che si tratti di una legge contro gli arabi piuttosto che contro il terrorismo e temono che il risultato sarà l’incarcerazione in massa di cittadini e residenti di Gerusalemme est per la loro attività politica o per aver mostrato solidarietà con i palestinesi dei territori occupati. Secondo Adalah (in arabo Giustizia), una ong palestinese che si occupa di diritti umani, la legge estende anche al territorio israeliano molte delle misure che di fatto vengono già applicate quotidianamente in Cisgiordania, sotto l’occupazione militare israeliana. Secondo l’organizzazione la terminologia usata nella legge, volutamente vaga, permetterebbe di far rientrare nel suo campo di applicazione anche azioni che nulla hanno a che fare con il terrorismo, ma che si esplicano in un mero appoggio politico alla causa palestinese. La volontà di terrorizzare i cittadini e di perseguirli per le loro opinioni e simpatie politiche si evince chiaramente dal fatto che, nell’ottica della nuova legge, anche sventolare una bandiera, condividere un contenuto sui social network, partecipare ad una manifestazione di protesta o donare cibo o vestiti a gruppi umanitari potrebbe bastare alla polizia per sospettare qualcuno di terrorismo e per condannarlo, se non alla reclusione, quanto meno ad interrogatori sui cui metodi e modalità non vi è alcun tipo di controllo da parte della magistratura. Il pensiero corre a quello che accade nelle carceri e nelle caserme egiziane, in quell’Egitto di cui l’occidente si affanna a condannare i metodi brutali e violenti, tacendo stranamente sulla deriva autoritaria e liberticida del suo vicino israeliano.

La Knesset ha approvato la legge anti-terrorismo con una schiacciante maggioranza giovedì scorso. Tutti i partiti politici hanno votato a favore della legge tranne la Lista Unita, un insieme di partiti che rappresentano gli arabi-israeliani, e il partito Meretz, di estrema sinistra. Vista la sparuta opposizione che la legge ha generato sia in parlamento sia nella società civile, non sembra che gli israeliani si siano resi pienamente conto dei possibili effetti di una simile normativa. Formalmente la legge si applica a tutti i cittadini dello Stato di Israele. Quindi, in linea di massima, una manifestazione anti-governativa organizzata dagli ultra-ortodossi potrebbe essere considerata dalla polizia una minaccia alla sicurezza pubblica tanto quanto una manifestazione filo-palestinese. Pochi si sono accorti che una tale legge costituisce un’inquietante spada di Damocle sulle libertà civili e politiche di tutti, in quanto potrebbe ritorcersi anche contro l’elettorato dei partiti che l’hanno votata. Insomma si tratta dell’ultimo effetto perverso di quella tensione costante, ai limiti dell’ossessione, per la propria sopravvivenza, che viene chiamata in gergo ‘sindrome della sicurezza’. Una sicurezza sul cui altare gli israeliani hanno accettato di sacrificare le loro libertà fondamentali nonché i principi basilari dello stato di diritto.

Angelo Berchicci

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