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PRATO. ARRIVA OSCAR DE SUMMA E LA SUA PROVINCIA

oscar

Da venerdì a domenica al Fabbrichino va in scena la ‘TRILOGIA DELLA PROVINCIA’, un trittico di uno tra gli autori/attori più interessanti del panorama italiano, Oscar de Summa che, in veste di drammaturgo, regista ed attore, compie un’indagine antropologica, emotiva e stilistica.

Venerdì 17 febbraio alle ore 20.45 c’è la prima tappa della trilogia, DIARIO DI PROVINCIA (premio rete critica 2016), uno spettacolo che racconta l’infanzia e l’adolescenza di un ragazzo e degli abitanti di un piccolo paese in provincia di Brindisi, Erchie, fotografando un mondo ai margini, una periferia urbana ed esistenziale, un luogo in cui non succede niente, popolato da personaggi cauterizzati dalla noia e dall’accidia. Per descrivere questo Sud di fine anni 70, primi anni 80,con un linguaggio in delicato equilibrio tra dialetto e puro rimando fonetico, con un semplice completo nero su sfondo nero, De Summa controlla corpo e voce, cadenze e apostrofi, gesti e movimenti, perfino il respiro, e tratteggia individui a tutto tondo, che interpretano certezze e paure, desideri e ossessioni, perfino i luoghi comuni, di una società atavicamente legata alle proprie radici e a un ordine sociale di matrice patriarcale. E il colpo di pistola che separa l’adolescenza perduta da una maturità incerta, risuona come una denuncia più forte e lancinante di cento slogan contro l’immobilismo, la criminalità e le connivenze.

Sabato 18 febbraio alle ore 20.45 c’è il secondo capitolo della trilogia, STASERA SONO IN VENA, un “racconto blues” ironico e amaro al tempo stesso: gli anni Ottanta, quelli dell’adolescenza di De Summa, dell’eroina, dell’opulenza e della disperazione; gli anni che in Puglia hanno fatto da concime alla nascita della Sacra Corona Unita, organizzazione che ha allargato i suoi settori di investimento su disagio umano. De Summa, solo in scena, seduto su una sedia con accanto un microfono e un amplificatore, racconta la propria vita sotto il sole cocente del Salento, la mancanza di lavoro, la poca voglia di lavorare e il senso di abbandono che si respira in provincia, la solitudine che ti mangia l’anima, le amicizie sbagliate. Su questo sfondo desolante, il monologo traccia linee esistenziali che si incrociano, pericolosamente, nel momento della scoperta e dell’abuso delle droghe leggere, fino a cedere al fascino seduttivo, solo apparentemente liberatorio, dell’eroina: è una corsa verso lo sballo che si trasforma in una discesa verso l’inferno. Qualcuno ci lascia anche le penne e solo la grazia di Sandra, un’ amica arrivata dalla Svizzera, ricompone positivamente il destino del protagonista e cambia il finale in lieto fine.

Domenica 19 febbraio alle ore 16.30 va in scena LA SORELLA DI GESUCRISTO, terza e ultima tappa della sua trilogia, una storia di ordinaria violenza raccontata in dialetto pugliese e con musica degli anni ’80, una graphic novel che racconta la storia di Maria, una ragazza che prende un’arma, esce di casa e attraversa l’intero paese, decisa a vendicare la violenza subita la sera prima, durante una festa locale, da un ragazzotto. Il racconto di De Summa segue l’intero percorso d’avvicinamento, una camminata d’iniziazione spedita e determinata, senza indugi, di riappropriazione pubblica della propria privata fisicità. Una camminata come banco di prova morale, culturale e (pre)giudiziale per gli atri, quei passanti incontrati e obbligati a prendere esplicita posizione nei confronti della ragazza: la madre che, prima di essere tale, è donna, l’amica invidiosa che tradisce per amore, il padre che vede nella sofferenza di Maria, quella delle proprie figlie, l’innamorato che non potrà più sperare in un futuro, le ragazze del paese, umiliate da complimenti che sono insulti all’intelligenza e alla libertà delle donne, che esprimono solidarietà, la maestra che difende la sua alunna dalle calunnie.

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