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PISA: MOLOTOV CONTRO AUTO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA

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Due le autovetture prese di mira, la notte scorsa, dal lancio di bottiglie molotov da parte di tre persone incappucciate nei pressi della caserma vicino alla casa circondariale Don Bosco.

 

Sull’episodio indagano i carabinieri di Pisa.  Secondo quanto appreso dai video di sorveglianza, si vedono tre persone incappucciate che si avvicinano al perimetro esterno della caserma adibita alla sosta e che lanciano le bottiglie incendiarie prima di fuggire. L’atto è al momento senza rivendicazioni.

Il Sappe- Sindacato autonomo polizia penitenziaria- definisce il gesto nelle parole del suo segretario nazionale per la Toscana, Pasquale Salemme, come “Un gesto gravissimo e assurdo un atto ostile ed estremo contro la nostra Istituzione, il Corpo di Polizia Penitenziaria,che svolge un duro e difficile lavoro nella prima linea delle sezioni detentive. Gli investigatori sono al lavoro e speriamo che il loro lavoro dia presto i frutti utili per identificarli”.

Pasquale Salemme ricorda come il Sappe, già nei giorni scorsi, aveva sollecitato le istituzioni denunciando la precarietà delle condizioni in cui versa il penitenziario di Pisa: : “Un carcere fatiscente non solo dal punto di vista strutturale e con evidenti difficoltà operative per gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, che lavorano con un pesante sotto organico. Eppure, nonostante tutto questo, l’AmministrazionePenitenziaria regionale della Toscana non fa nulla per sanare eporre rimedio a queste gravi criticità”.

Sul caso è intervenuto anche l’Osapp, Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria. “Da anni questa organizzazione sindacale chiede sicurezza e impianti di videosorveglianza, scrivendo missive sia alle forze politiche che aivertici dell’amministrazione penitenziaria. Abbiamo scritto anche al prefetto chiedendo di intercedere con il Governo per un aumento di personale e magari autorizzando l’ausilio dei militari dell’operazione ‘strade sicure’, vista l’allerta terrorismo degli ultimi tempi e il concreto rischio per le forze dell’ordine. Nessuno ci ha mai risposto e questi sono i risultati”, si legge in una nota.

 

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