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SCAPARRO AL NICCOLINI CON “LA BOTTEGA DEL CAFFE'”

 

 

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Riparte da Firenze, in un nuovo allestimento, la tournée del Goldoni de La bottega del caffè, una produzione Fondazione Teatro della Toscana, al Teatro Niccolini di Firenze da venerdì 13 a domenica 22 gennaio.

Una commedia sui sentimenti e l’agire degli esseri umani, comune in ogni tempo e luogo: invidia, amore, odio, brama di denaro e di potere, lotta per il benessere, non sono cambiati dal Settecento a oggi.

I vivaci dialoghi goldoniani sono impreziositi dalle musiche originali del premio Oscar Nicola Piovani, dalle scene e dai costumi di Lorenzo Cutùli, vincitore dell’International Opera Awards per la scenografia.

Maurizio Scaparro segue il canone goldoniano in un perfetto equilibrio fra la parola e l’azione scenica, affidandolo a Pino Micol e Vittorio Viviani, affiancati da Ruben Rigillo, Maria Angela Robustelli, Ezio Budini, Pietro Masotti, Marta Nuti, Giulia Rupi, Alessandro Scaretti.

Dopo il Niccolini, lo spettacolo sarà a Livorno, Mestre, Gorizia, Chieti, Trento.2-low-la-bottega-del-caffe-pino-micol-vittorio-viviani_-ph-filippo-manzini

Napoli, Venezia e il suo Carnevale, l’Europa. Su questa direttrice di ricerca artistica Maurizio Scaparro, sostenuto dalla Fondazione Teatro della Toscana, costruisce il suo ultimo lavoro su Carlo Goldoni dopo Una delle ultime sere di Carnovale, Il teatro comico e Mémoires (Frammenti di vita teatrale tratti dai Mémoires, le opere e le lettere di Carlo Goldoni). Datata 1750, rappresentata per la prima volta a Mantova con grande successo, per poi essere portata a Venezia e là replicata per 12 volte, La bottega del caffè è scritta in lingua toscana: Goldoni all’epoca desidera la massima diffusione delle sue commedie e il veneziano, e di lì a poco Venezia, gli iniziano a star stretti. Si dà al Teatro Niccolini di Firenze da venerdì 13 a domenica 22 gennaio. In scena Pino Micol e Vittorio Viviani, insieme a Ruben Rigillo, Maria Angela Robustelli, Ezio Budini, Pietro Masotti, Marta Nuti, Giulia Rupi, Alessandro Scaretti. Le musiche originali sono del premio Oscar Nicola Piovani, le scene e i costumi di Lorenzo Cutùli, vincitore dell’International Opera Awards per la scenografia.

“Tra i motivi che mi hanno spinto a mettere in scena oggi La bottega del caffè, il primo credo sia il piacere e il desiderio di tornare a parlare di Venezia e del suo Carnevale, durante il quale la commedia si svolge, dalle prime luci dell’alba a quando scende la notte”, spiega Maurizio Scaparro, “perché qui Goldoni sembra prendere le distanze, prima dei suoi addii, dalla visone ‘magica’ della Serenissima, per descrivere nella sua Bottega del caffè una Venezia che già allora rischiava di dimenticare la sua grandezza e di cedere alle tentazioni di una progressiva mercificazione della città e delle sue bellezze”.4-low-la-bottega-del-caffe-pino-micol_-ph-filippo-manzini

Collocata al centro della piazza, la bottega del titolo è luogo di ritrovo di avventori abituali e di passaggio, è un microcosmo in cui si creano incontri e scontri tra i personaggi, che litigano, si aiutano e si interessano non solo delle questioni proprie, ma anche di quelle degli altri. Ed è appunto dalla bottega del caffè di Ridolfo che si snoda l’intera commedia da cui il protagonista Don Marzio, campione di maldicenza e pettegolezzo, racconta fatti e debolezze di quell’umanità attraverso il suo ‘diabolico’ occhialetto. Commerci, piccoli amori, piccole truffe animano una Venezia che, tra bische, botteghe e bordelli, sembra avviarsi al suo lento, inevitabile declino. Ma senza dimenticare di parlare del mondo che sta cambiando fuori dalla Laguna: dall’orologio che viene da Londra, alle notizie che filtrano dalle gazzette europee, fino al rimpianto per una Napoli mai conosciuta. A Napoli e a un autore come Raffaele Viviani è dedicato, tra l’altro, Teatro del porto con Massimo Ranieri, che sarà al Teatro della Pergola dal 23 al 28 maggio.

J’avois grande envie d’aller à Naples confessava Goldoni nei suoi Mémoires, ricordando una Venezia che aveva abbandonato prima del suo tramonto, per arrivare a Parigi quando ormai era troppo tardi per comprendere appieno e vivere i mutamenti della Rivoluzione Francese. Goldoni portava con sé Venezia, l’Italia e anche questo desiderio non compiuto di conoscenza, fascino misterioso per Napoli”, conclude Scaparro, “così, provando questo mio nuovo Goldoni con gli attori, mi è capitato spesso di pensare a Goldoni e al suo occhialetto, e anche a questa nostra vecchia Europa che viviamo con qualche fatica”.

 

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