‘NDRANGHETA: COCAINA DA COLOMBIA A LIVORNO, ARRESTATI ANCHE PORTUALI ‘INFEDELI’

COCAINASequestrati oltre 134 kg di cocaina purissima, stipata in container di una nave al porto di Livorno.  Dieci arrestati, cinque in carcere e cinque ai domiciliari. Tra cui anche 2 guardie giurate e lavoratori che si occupavano della movimentazione dei container al porto.

Lo sviluppo dell’attività investigativa ha accertato la presenza di una stabile organizzazione criminale, con sede a Livorno, denominata gruppo “I Pesci”, da cui prende il nome l’operazione “Akuarius”, con il ruolo di gestire il malaffare nell’ambito del porto di Livorno.

Un gruppo di dipendenti ”infedeli” del porto  garantiva lo sbarco e il prelevamento di ingenti quantitativi di cocaina dai container, contrattata da cosche della ndrangheta in Colombia e spediti per lo smercio su tutto il territorio nazionale. E’ quanto emerge dall’operazione ”Akuarius 2” di Guardia di finanza di Pisa e carabinieri di Livorno, coordinata dalla Dda di Firenze, che ha stroncato un traffico internazionale di stupefacenti dal Sudamerica all’Italia. Quasi tutti i dieci arrestati, in carcere e ai domiciliari, risultano essere legati alle attività mercantili del porto di Livorno. Altre due misure interdittive hanno riguardato due guardie giurate del porto. Secondo le indagini, i dipendenti infedeli erano a libro paga del loro referente locale collegato a soggetti calabresi, Riccardo Del Vivo, 68 anni, arrestato in carcere, a sua volta compensato mensilmente con 20mila euro proprio per gestire a Livorno l’uscita dal porto dei carichi di cocaina. Suo referente in Calabria Domenico Lentini, 50 anni, bloccato stamani a Vibo Valentia e ora in carcere. Del Vivo avrebbe garantito la complicità dei vigilantes e dei portuali arrestati per individuare i container con la cocaina, entrare nel porto di notte per togliere i sigilli e prelevare la droga, quindi trasportarla all”esterno dello scalo labronico per la distribuzione alle cosche interessate. Un processo logistico, hanno spiegato in una conferenza stampa a Firenze il procuratore Giuseppe Creazzo e gli investigatori, molto laborioso e anche lungo nel tempo per eludere i controlli e non farsi scoprire. ”Pizzini” coi numeri giusti dei container da aprire illegalmente venivano scambiati di nascosto, anche al cimitero, mentre i vigilantes indagati provvedevano ad fare introdurre nel porto le auto su cui veniva trasportata la droga. Le indagini sono collegate a quelle sull’omicidio di Giuseppe Raucci, il 48enne trovato morto il 10 dicembre 2015 a Ginestra Fiorentina.

 

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