‘Maria Lai, Il Filo e l’Infinito’ a Palazzo Pitti

Maria Lai

 

Una donnina piccina picciò. Eppure una roccia, tale e quale quelle della sua Olgiastra. E’ Maria Lai, artista sarda classe 1919, che viene oggi celebrata a cinque anni dalla morte con la mostra Il Filo e l’Infinito aperta a Palazzo Pitti nei locali dell’andito degli Angioini, che si trovano tra il primo e il secondo piano.

Non sono i locali più magniloquenti del palazzo, ma si tratta di stanze intime e raccolte, che però in questo caso fanno bene da cornice al lavoro di questa artista davvero grande, magica e poetica. L’allestimento è piuttosto insolito e curioso, tuttavia funziona: le pareti sono state coperte da grandi tele ecrù che rieccheggiano ed accompagnano i lavori creando un alone morbido che accompagna il visitatore nella scoperta di un’artista che sa riempire gli occhi e il cuore.

Perchè Maria Lai ha utilizzato stoffe, lenzuola, scampoli, filati e telai in tante forme e in tanti modi. Sempre con risultati  poetici. Chi l’avrebbe mai detto, vero? Una donna, una regione isolata dal mondo, le sue tradizioni antichissime, il cucire (figuriamoci!). E invece. Nal lavoro di Maria Lai le radici millenarie si intrecciano con l’arte contemporanea; i materiali della vita quotidiana con dimensioni filosofiche e di ricerca.

Mentre il cosìdetto “mondo dell’arte” era tutto impegnato a guardare da altre parti, Maria Lai inventava quella che anni e anni dopo il critico e curatore francese Nicolas Bourriaud avrebbe chiamato “arte relazionale”.   Pratiche che in Sardegna appaiono ancora più ricche di significato che altrove. Maria Lai riusciva a legare le persone tra di loro, e le persone al paesaggio, le case alle montagne: proprio letteralmente in questo caso, con un “happening” incredibile che, in video, apre la mostra.

Poi vengono i meravigliosi libri tessili, e tante opere impossibili da definire con un termine solo: sono arazzi, composizioni scultoree, istallazioni… impossibili anche da fotografare rendendo loro onore, e quindi impossibili da apprezzare soltanto in fotografia.

Maria Lai è stata celebrata l’anno scorso dalla Biennale di Venezia e da due mostre di Documenta, a Kassel ed Atene.  Adesso è ancora più semplice andare a vedere queste opere dal vero e mettersi davanti a questi lavori che parlano del rapporto che ognuno di noi intreccia con la vita, la poesia, la bellezza, con gli altri, e con l’infinito.

La mostra è aperta fino al 3 giugno. Andate e fate come raccomandava lei, “ascoltate con gli occhi“.

Margherita Abbozzo

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