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IL MUSEO DELL’ACQUA DI SIENA E I SUOI ALBERI MONUMENTALI – MUSE DELLA NATURA 26

Il Museo dell’Acqua di Siena si trova alla fine di un percorso sotterraneo che porta l’acqua alla città da sette secoli e che si può visitare. I suoi alberi monumentali si trovano alla fortezza medicea ma se ne può vedere uno anche a San Gimignano.

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Milioni di anni fa, dove adesso c’è Siena, i fiumi terminavano la loro corsa nel mare, lasciandogli ciò che avevano trasportato fin lì: sassi, sabbia, limo, che depositavano nell’ordine obbligato dal loro peso. Il mare e i fiumi avanzavano e arretravano nei millenni, ripetendo i depositi e comprimendo gli strati di materiali precedenti che, sotto la gran pressione, si trasformavano in conglomerato, arenaria, argilla. Infine, il mare si era ritirato un’ultima volta e i fiumi erano scomparsi. Solo qualche torrentello nasceva dalle riserve d’acqua, depositate nelle camere sotterranee, dal fondo d’argilla impermeabile. La pioggia e il vento avevano modellato le colline poi abitate dagli uomini che, in epoca romana, avevano costruito un acquedotto per rifornire la piccola città senza fiumi.

museo dell'acqua da siena-agriturismo.itNel Museo dell’Acqua di Siena si viene a sapere che quando nel trecento la città aveva cominciato a svilupparsi, si era iniziato a scavare una rete sotterranea di piccoli canali, per convogliare verso l’abitato l’acqua delle falde. Ce n’era bisogno per le attività artigianali, per la vita quotidiana, ma anche per spegnere i frequenti incendi. Là dove l’impermeabile argilla tratteneva le infiltrazioni della pioggia, dalla collina più alta avevano fatto partire una vena d’acqua, a cui una lievissima pendenza permetteva di scorrere costantemente senza traboccare e senza perdersi, per l’intero anno. Lungo il percorso ne incontrava altre, si ampliava in vasche dove le impurità e l’abbondante calcare affondavano, infine proseguiva verso le aperture delle fonti pubbliche. Ogni canaletto, largo quanto una mano aperta, era stato scavato nel pavimento di gallerie rivestite di mattoni dalla volta a botte, per questo chiamati bottini, dove camminavano gli addetti alla continua manutenzione. Anche le infiltrazioni attraverso i muri, davano il loro contributo goccia a goccia, lungo i venticinque chilometri che dall’ottocento avevano rilasciato acqua a pagamento anche nei pozzi privati. A forza di pulitura e riparazione del suo percorso, è arrivata fino ad oggi, nonostante solo una minoranza di case continui a riceverla, mentre le fonti ne sono ancora alimentate. È dal monte Amiata, invece, che l’acquedotto raggiunge tutti gli altri utenti. Dopo il restauro, il percorso dei bottini unico in Europa, le fonti ed il Museo dell’Acqua sono visitabili, con una complicata procedura burocratica, ma a cura di volontari.

Siena ha i suoi alberi monumentali vicino alla fortezza medicea: i BAGOLARI e i LECCI lungo il viale, con circonferenze del tronco di oltre 4 metri. Vicino all’ingresso principale, un LECCIO a cui è addossato un bar e, appena più sotto una FARNIA mostrano tutta la loro bellezza.

Nella parte nord di San Gimignano, nella stessa strada del museo archeologico e della biblioteca, si vede la gran chioma a soffione di un bel BAGOLARO di 150 anni circa, con una circonferenza del tronco di 4 metri ed un’altezza di 25.

Anna Cassarino www.ascuoladaglialberi.net

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