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IL MUSEO DEL VINO DI TORGIANO – PG E GLI ALBERI DEI DINTORNI – MUSE DELLA NATURA 25

Il Museo del Vino di Torgiano è dedicato alla vite e alla cultura che si è creata intorno a questa pianta e al vino. E’ uno dei più esaustivi e belli che si possono trovare in Italia. Quanto agli alberi, consiglio la visita al cipresso di Pontefelcino e al faggio di Monte Cucco.

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Saper vedere l’intreccio di rapporti con ciò che ha circondato una persona, un luogo, un argomento, è ciò che aiuta a capirlo. Nel Museo del Vino di Torgiano la vite, i suoi frutti e la bevanda che da loro si ottiene, si conoscono nelle molteplici relazioni che hanno avuto e hanno sviluppato negli esseri umani, negli animali, nella terra, nella civiltà. Durante i quarant’anni della sua esistenza, dalle cantine al primo piano del palazzo del centro storico di Torgiano il museo ha mostrato con eleganza e cura, molte delle cose che è importante conoscere su e intorno a una delle piante coltivate più diffuse al mondo. Attraverso i pannelli esplicativi si può vedere che un tempo i vigneti non erano affatto uniformi come quelli che siamo abituati a vedere, perché le piante venivano guidate a sagomarsi diversamente a seconda dell’esposizione al sole, della qualità del terreno, della località. Spesso, presso i casolari dei contadini le viti venivano “maritate” ad aceri campestri, piccoli e ridotti ulteriormente dal prelievo di foglie come foraggio per il bestiame. Così davano un valido appoggio, senza togliere il sole indispensabile alla maturazione dei grappoli.

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Si segue la coltivazione e l’uso della pianta che ha avuto un posto privilegiato nella mitologia, nella religione, nella vita quotidiana, attraverso gli oggetti che ne hanno accompagnato la vita. Gli attrezzi del contadino, gli strumenti per ottenere il vino, le botti e gli arredi delle cantine, gli orci di terracotta per il trasporto nei tempi antichi, bottiglie e bicchieri, vasellame di pregio per contenerlo e mescerlo. Una cartina dell’Umbria mostra quanto fossero numerose, ben distribuite e belle, le abbazie benedettine che accudivano i vigneti e gli oliveti abbandonati altrove nel medioevo.

La truffa e la giusta, due grosse bottiglie di terracotta smaltata da cui si beveva direttamente, testimoniano altrettanti modi di gustare il vino: sorsate scarse con la prima, eque con la seconda, grazie all’apertura che permetteva all’aria di entrare durante la bevuta. Una borraccia tedesca del cinquecento ricorda, invece, che il vino e gli alcolici in genere erano dispensati in abbondanza ai soldati durante le guerre, per dar loro coraggio. La rappresentazione dell’uva e del vino si vede su urne etrusche, su ceramiche antiche e moderne, su ex libris, su preziosi libri antichi che fanno parte di una collezione degna di un museo storico e archeologico. Al dolce vin santo, usato per la messa ma anche nelle case quando si riceveva o si facevano festeggiamenti, si accompagnavano le cialde, preparate con speciali lunghe pinze di ferro battuto, decorate con ricchezza di particolari che le hanno rese pezzi da collezione. L’ultima sala al secondo piano del Museo del Vino è dunque riservata a loro.

A Ponte Felcino, a qualche metro dall’accesso al viale della scuola di giornalismo, si può vedere uno dei cipressi più grandi e belli, reggersi sul ciglio della strada con parte delle radici in vista. Il tronco ha una circonferenza di 4,5 metri, con un’altezza di 27. Ha 200 anni.

Anna Cassarino www.ascuoladaglialberi.net

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