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IL MUSEO DEI GRANDI FIUMI DI ROVIGO E GLI ALBERI MONUMENTALI DEI DINTORNI

Il Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo riguarda l’Adige e il Po ed ha un allestimento fra i più suggestivi che si possano immaginare. In provincia si possono poi vedere alberi monumentali di vario genere, fra cui il grande platano di Lendinara.

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Exif_JPEG_PICTUREAl primo piano dell’ex monastero olivetano di Rovigo seguiamo i passi dell’umanità che i due grandi fiumi del nord Italia, il Po e l’Adige, hanno reso prospera. Ci si lascia ipnotizzare dall’evocazione dell’acqua con onde di creta e trasparenze di vetri, da animali di terra e di fiume modellati in argilla e come in attesa di un nome che dia loro la vita. Si cammina nella preistoria immersi nella penombra, dove le prime tracce di perizia umana emergono negli oggetti d’uso, semplici e belli. Si rivivono riti lontani, miti che nel nostro intimo danno ancora forma alla realtà.

Nel Museo dei grandi fiumi ci si muove senza far rumore, senza parlare, per non distruggere l’atmosfera che ci avvolge, testimoniando un passato in cui l’uomo ha fatto di tutto per emanciparsi da Madre Natura. La ricostruzione di una casa romana, di un ponte, il lavoro degli agrimensori ne sono le prime, grandi prove di forza. Nelle teche gli oggetti della vita quotidiana riportano a necessità più materiali e la natura appare solo in una decorazione elegante a bassorilievo sul marmo. I due fiumi diventano vie d’acqua di cui si serve il commercio e lo scambio di genti. Si arriva al medioevo, ai cavalli bardati, ai misteriosi mantelli, agli strumenti musicali, ai campanili che indicano la casa di Dio ai cittadini e ai pellegrini, chiamando l’umanità con lo squillare di campane, come i grandi alberi chiamano insetti e uccelli col fruscio delle foglie, col profumo dei fiori.

Ci si risveglia nei nuovi spazi dedicati al Rinascimento con le sue pianificazioni, con le linee rette, con le bonifiche dei terreni alluvionali intorno ai fiumi. Dalle finestre del Museo dei Grandi Fiumi entra la luce del sole, non più filtrata dalle tende. Adesso possiamo fare buon uso della conoscenza che il lungo cammino della civiltà ci ha portato, per rendere giustizia alla Natura che ci è madre.

La prima visita ad alberi monumentali è a Lendinara, lungo un canale dove si trova la chiesetta di San Rocco con accanto un poderoso platano orientale di circa 300 anni, alto 36 metri e con un tronco dalla circonferenza di 9. Nel comune di Adria, prima di arrivare a Cavanella Po, lungo la strada si nota facilmente un grande leccio di circa 150 anni, che si sporge verso la strada davanti alla villa Papadopoli del diciassettesimo secolo, dall’aria abbandonata. Il sempreverde leccio è una quercia che in questa provincia si trova solo dalle parti di Rosolina mare. Ha le piccole foglie di un verde tanto scuro da essere quasi nero e solo la pagina inferiore con la sua peluria chiara chi dà un poco di luce. A Crespino, al numero 4 di via sant’Antonio, nei giardini di una villa abbandonata, trasformata in azienda agricola, ci sono 4 belle querce farnie centenarie, davanti alla casa colonica e una farnia altissima, di almeno trecento anni, fra altri alberi nel giardino davanti alla villa vuota. Questo tipo di quercia è la più bisognosa di acqua e si trova dunque facilmente nelle sue vicinanze.

Anna Cassarino www.ascuoladaglialberi.net

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