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FIRENZE: MENÙ MENSE, GIACHI: “NO DIETROFRONT, MA AGGIUSTAMENTI”

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? L’amministrazione accoglie le proteste e cambia in parte il nuovo menù delle mense scolastiche. Giachi: “Aggiustamenti, non cambia la filosofia”.

E’ passato appena un mese dalle prime proteste contro i nuovi menù invernali che avrebbero dovuto comparire nelle mense delle scuole fiorentine, e da Palazzo Vecchio hanno cercato di correggere il tiro. Ad annunciarlo è il vicesindaco, Cristina Giachi, secondo la quale “non si tratta di un dietrofront. Faremo alcuni aggiustamenti alla luce delle critiche emerse, nessun piatto della mensa è immodificabile”. Alcuni esempi? La quantità di carne che i piccoli studenti troveranno nei propri piatti sarà decisa dall’Asl, torneranno il purè (inizialmente messo da parte per via dell’alto indice glicemico della patata) e la frittata, così come le uova sode. Incerto il futuro di alcuni piatti tipici della tradizione toscana come la ribollita e la pappa col pomodoro, che i bimbi non sembrano apprezzare particolarmente, mentre la cecina sarà sostituita dai ceci all’olio.

Coi nuovi menù, prosegue Giachi, si cercherà di tener fede alle indicazioni mediche “che consigliano l’uso di alcuni nutrienti, anche a fini preventivi” senza però rinunciare “all’appetibilità dei piatti per i bambini”. In questo modo “non ci sarà un cambio nella filosofia che a ispirato i nuovi menù”; ci sarà invece “qualche aggiustamento per introdurre le novità più gradualmente”. Anche perché “abbiamo ricevuto molte lettere e segnalazioni di famiglie che invece sono contente”della direzione intrapresa, “quindi è giusto non penalizzare nessuno”: l’amministrazione, che ha già tenuto quattro incontri coi genitori dei vari quartieri fiorentini, “è pronta ad ascoltare e a proporre delle correzioni”, a patto che i bambini possano comunque “sperimentare” con l’alimentazione. Questo, dice il vicesindaco, rimane un punto centrale anche nei nuovi menù: da un lato è necessario prestar fede alle indicazioni sanitarie, facendo sì che i bimbi seguano una dieta bilanciata ed equilibrata che ne favorisca la crescita, e dall’altro è necessario che “si abituino a consistenze e gusti un po’ diversi” da quelli che sono soliti consumare in casa. Perché se è vero che molti genitori si preoccupano in prima persona di fare educazione alimentare per i propri figli, è altrettanto vero che altri genitori “non hanno tempo da dedicare a questi aspetti. Per cui è l’amministrazione che si fa carico di provvedere per chi non ha altra soluzione”.

Quanto agli sprechi, al momento tutto finisce in discarica. Ma nel giro di qualche settimana, dichiara Giachi, gli avanzi andranno alla Caritas: “Possiamo farlo grazie alla nuova legge ‘salvasprechi’. Fino allo scorso anno sarebbe stato impossibile”. Il vicesindaco si pronuncia infine sulla polemica nazionale riguardante il cosiddetto ‘diritto al panino’, ovvero la possibilità per gli alunni di consumare il pasto portato da casa: “Io penso che incida negativamente sulla dimensione del pasto come momento educativo, di convivenza ed integrazione”, oltreché essere “di difficile organizzazione per gli enti locali che forniscono il supporto alla scuola”.

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2 comments

  1. chiara mescolini

    mia figlia la ribollita la mangia anche a casa e la mangiava anche al nido perchè fatta a modo. Nella ribollita presentata invece alle mense delle materne e delle elementari ci sono delle fette intere di pane non ammorbidite, alte e quindi non appetibili per dei bambini di quell’età, lo stesso discorso vale per la pappa al pomodoro. Non si tratta del fatto che i bimbi non sono abituati a certi sapori, si tratta del fatto (come è già stato confermato durante le riunioni) che le pietanze non sono cucinate correttamente. Non sono di qualità (non le materie prime sia chiaro ma proprio la pietanza finita) e quindi i bambini non le mangiano. Tanto che viene prodotto quasi l’80% di scarto in alcuni giorni del menu.
    Non vogliamo la carne tutti i giorni, ma legumi e verdure potrebbero essere proposti in ricette più appettibili per i bambini e soprattutto cucinate in maniera adeguata.

  2. Paolo Degli Antoni

    Le famiglie fanno educazione alimentare? Molte si iperalimentano (vedi statistiche dei consumi) e insistono a far mangiare tanta ciccia ai bambini; troppi adulti disdegnano le verdure, si fanno vedere dai bambini scartarle nel piatto aggiungendo commenti poco lusinghieri e propongono un repertorio poco variato di ortaggi (conosco case dove non entrano carciofi né asparagi, per esempio, e se ne porto io già pronti mi guardano perplessi mentre mangio da solo quei cibi per loro incommestibili), danno cioè ai bambini un pessimo esempio.
    L’avessi avuta io la cecina a scuola!

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