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FIRENZE: L’IMPEGNO DEL COMUNE PER AIUTARE FATIMA

firenzeL’assessore al welfare di Firenze Sara Funaro interviene ai nostri microfoni sul caso della donna nigeriana che da mesi vive alla fermata tramviaria ‘Paolo Uccello’ a Firenze. Fatima, questo il suo nome non si sarebbe voluta fare aiutare nonostante i reiterati tentativi dell’amministrazione supportata da mediatori, esperti, e referenti della comunità nigeriana stessa. “Ma continueremo a seguire il suo caso e a trovare una soluzione a questa delicata vicenda”, afferma Funaro.

 

“E’ da tempo che conosciamo la storia, siamo intervenuti più volte. La situazione è un po’ complicata, praticamente siamo intervenuti quando ci sono arrivate le prime segnalazioni nel periodo dell’emergenza freddo da parte dei cittadini e abbiamo mandato gli operatori di strada per vedere se si riuscivano a convincere la donna, di nome Fatima, ad  accettare un’accoglienza, a venire in un’accoglienza intanto per ripararsi dal freddo e poi per iniziare comunque un percorso – sono le parole dell’assessora Funaro intervistata questa mattina da Raffaele Palumbo, all’indomani del nostro articolo e della testimonianza raccolta da Chiara Brilli –  La donna ha sempre rifiutato, tanto che nelle notti più fredde sono andata anche personalmente insieme ad alcuni miei collaboratori e alla polizia municipale per vedere se con un convincimento più forte riuscivamo a portarla via da lì. Diceva che da lì lei non sarebbe andata via perché stava aspettando la figlia ed il marito, le abbiamo detto che avremo provato a cercare di rintracciare la figlia se comunque quello poteva essere un motivo per venir via ma non c’è stata nessuna possibilità. Nonostante quello abbiamo provato a far continuare ad intervenire gli operatori di strada, abbiamo chiamato vari mediatori culturali, sia uomini che donne, per vedere se attraverso di loro riuscivamo comunque nell’intervento”.

L’amministrazione ha provato anche a  ricostruire un po’ la storia della donna, ottenendo informazioni dalla comunità nigeriana. “La figlia sarebbe tornata a vivere in Nigeria – prosegue Funaro –  Stiamo continuando a cercare di trovare il modo giusto per entrarci in contatto e convincerla ma realmente la situazione è molto difficile. Ci sono stati i primi contatti con la psichiatria ma è ovvio che vorremo evitare di arrivare ad un intervento drammatico. Stiamo cercando di agire con delicatezza. La donna nella sua testa ha trovato la convinzione che lì a quella fermata della tramvia può arrivare la figlia e lei è lì ad aspettarla, nonostante le sia stato detto che la figlia è tornata in Nigeria, che avremo provato comunque a metterla in contatto, la sensazione è che non si fidi, che non si sia aperta con nessuno, neanche con la comunità nigeriana, da cui non accetta aiuti”.

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