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DISCO DELLA SETTIMANA: Nathaniel Rateliff & The Night Sweats

"A Little Something More From"
Una sorta di appendice del fortunatissimo omonimo album d’esordio, ma “A Little Something More From” di Nathaniel Rateliff & The Night Sweats è un disco solidissimo che brilla di luce propria, un perfetto punto d’incontro tra un approccio rock ed il soul di stampo Muscle Shoals, e che non a caso esce su Stax.

 

Così se ne parla su Rockol:

Dal 2013 Nathaniel Rateliff si esibisce con i Night Sweats, ma la sua carriera ha inizio qualche anno prima quando dalle pianure del natio Missouri si trasferisce a Denver, tra le montagne del Colorado. Nathaniel è un autodidatta, fa tutto da sé e segue una regola aurea: suona più che puoi, dove puoi, quando puoi. Negli Stati Uniti non è così strano guadagnarsi da vivere – magari molto male – esibendosi in locali di ogni tipo e genere. E’ sicuro che il ragazzo ha stoffa se, nel 2011, Amazon.com classifica il suo album “In memory of loss” (prodotto da Brian Deck che ha lavorato, tra gli altri, con Iron & Wine e Modest Mouse) al numero uno tra gli album che potrete esservi persi nel 2010. Nel 2013, come ricordato più sopra, unisce il proprio destino ai Night Sweats e quello che veniva definito come un ‘folk local hero’ della periferica scena di Denver si guadagna sempre maggiore spazio nelle cronache musicali nazionali.

Nel 2015 il combo da lui guidato pubblica il primo eponimo album. E lo pubblica, tanto per gradire, con la Stax Records. La critica lo incensa, ma anche, e soprattutto, il pubblico non lo disdegna. Il disco raggiunge posizioni molto alte nelle classifiche di vendita statunitensi. Il successo, bontà loro, non rimane entro i confini a stelle e strisce; anche Europa e Australia si accorgono di questa formazione. I complimenti vanno tanto all’incisivo songwriting di Rateliff che al perito groove della band. I nomi e i cognomi che vengono scomodati per descrivere quanto si ascolta in “Nathaniel Rateliff & the Night Sweats” sono quelli di Paolo Nutini, Otis Redding, Van Morrison, Chuck Berry. Tanto per farvi capire l’aria che tira. Dopo aver pubblicato l’album Nat e la sua ghenga ha intrapreso, come sempre accade, un tour promozionale. Nel loro caso è un lunghissimo e soddisfacente tour promozionale.

Novembre 2016, esce l’EP “A little something more from”. Il titolo è oltremodo esplicativo. Viene da pensare che la band aveva in magazzino altro materiale ma non il tempo per lavorarlo a dovere così da compilare un nuovo album. Battere il ferro finché è caldo è un adagio ben conosciuto in ogni angolo del mondo. Quindi ecco a noi, per soddisfare l’appetito del pubblico e cavalcare la buona onda, qualche altra  canzone inedita. Sette nuove canzoni, per la precisione. L’ottava, “Wasting time”, qui proposta in versione live, era già presente nell’album d’esordio. In questo EP l’intero canzoniere americano viene sviscerato in lungo e in largo, si riconoscono le influenze musicali più disparate e la voce di Nathaniel Rateliff è lo strumento aggiunto dei Night Sweats. Una voce adeguata ad ogni cambio di ritmo, genere e sentimento.

“A little something more from” non deve considerarsi il secondo capitolo della discografia di Rateliff e dei suoi amici. Piuttosto una appendice in calce al primo album. Un bonus che non ha l’ambizione di sconvolgere lo status quo, ma che conferma che siamo in presenza di qualità e talento. Un EP molto gradevole che si ascolti il basico blues di “Just to talk to you” o ci si immerga nelle atmosfere orbisoniane di “How to make friends”. Oppure il rock’n’twist di “Parlor”. O ancora il rhythm and soul di “I did it”. Per non dire del soul di “What i need”. Un EP languido la cui assunzione è consigliata nella seconda parte della giornata, quando il cielo imbrunisce e i quotidiani doveri lasciano lo spazio (così almeno ci si augura) al tempo dei piaceri.

 

Così è stato accolto dallo specializzatissimo Rootshighway.it :
A Little Something More From capitalizza il successo immediato (e parecchio inatteso) di Nathaniel Rateliff e dei suoi Night Sweats, invenzione che sulle ali di un rinnovato e bollente rhytm’n’blues di vecchia scuola ha sbaragliato la concorrenza nel 2015. Un’autentica rivelazione quella del barbuto songwriter di Denver, partito qualche anno fa con altre intenzioni e caduto in ginocchio, in totale ossequio per il mito della Stax, dei Muscle Shoals e di tutta quella “sweet soul music” che inondò le onde radio alla metà degli anni sessanta. Più di seicentomila le copie vendute dall’omonimo esordio, un anno e mezzo vissuto intensamente dalla band fra tour mondiali, apparizioni televisive e una chiusura trionfale alla Red Rocks Arena in Colorado, dove il sold out era quasi un dato scontato.

A sostenere il recente calendario di concerti europei, con una coda autunnale che nelle scorse settimane e per tutto novembre si guarderà bene dal toccare l’Italia (sob), A Little Something More From è un sostanzioso ep di otto brani che raccatta spunti dalle sessioni del precedente lavoro, vi aggiunge un singolo nuovo di zecca, Out on the Weekend, e infarcisce con una versione dal vivo, guarda caso al “Stax Museum of American Soul Music”, della già nota Wasting Time. Dunque l’impressione è che so tratti di una sorta di omaggio per fan, studiato ad hoc per sostenere il tour, e sul quale si potrebbe anche soprassedere, non fosse altro che l’interpretazione, il pathos e la malizia che i Night Sweats e il loro leader imprimono a queste incisioni non passano inosservate. E nella durata contenuta la musica di Nathaniel Rateliff si fa persino più accattivante, dritta al punto: il suo caracollare fra soul rock dalle vibrazioni sixties, insieme al grasso colare della sezione ritmica e al brillante trasporto della sezione fiati chiarisce i termini di questa musica, gioiosa e trascinante dalle note di Parlor e I Did It, bella coppia di “scarti” collocata in apertura.

Poi arriva l’annunciata Out On the Weekend ed è subito r&b che danza sui ricordi del passato, senza apparire troppo anacronistico: furba e irresistibile al tempo stesso, piace tanto da venire riproposta in un secondo adattamento nel finale, dal titolo Late Night Party, più rallentato e moderno nel sound. Esattamente nel mezzo, come anticipato, una versione elettrica di Wasting Time, che parte come The Band e atterra a Muscle Shoals, se possibile più convicente rispetto alla lettura di studio, a dimostrazione che sul palco The Night Sweats sembrano avere una marcia in più. Le sorprese non sono finite e a questo punto, se avete ceduto volentieri alle lusinghe dell’album dello scorso anno, A Little Something More From sarà un ideale compendio: What I Need è ancora parossismo soul allo stato puro, un po’ scaltro e un po’ passionale, How To Make Friends una ballata sorniona che si culla su memorie da favolosi anni sessanta, ma il vero imprevisto si intitola Just to Talk With You, ritorno alle radici con una slide acustica e un’aria pigra da vecchio sud.

 

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