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BATTERI DALL’AFRICA PER RAFFORZARE LE NOSTRE DIFESE IMMUNITARIE

 batteri africani

Una ricerca dell’Università di Firenze sulla migrazione di comunità microbiche sahariane sulle Alpi, ha mostrato come i batteri “africani” potrebbero arricchirci.

Più volte si è sentito usare il termine “invasione”  per definire l’esplodere di ingenti flussi migratori, di migliaia se non decine di migliaia di profughi provenienti dalle zone ‘calde’ del globo, di disperati che per fuggire da situazioni di fame e miseria cercano nei paesi più sviluppati la speranza in un futuro migliore. Ma c’è un “invasione” di cui raramente si è sentito parlare. Un'”invasione” silenziosa, invisibile, inarrestabile e che non conosce frontiere, documenti di riconoscimento o controlli. Un “invasione”, molto più numerosa, fatta di milioni di microbi, batteri, funghi provenienti dall’Africa che si riversano sull’Europa e sull’Italia. E questo potrebbe rivelarsi molto positivo.

La perdita di  biodiversità del nostro ambiente, legata all’impoverimento del suolo e, soprattutto, ai grandi cambiamenti climatici che interessano la nostra epoca,  riguarda anche i microrganismi e i batteri del nostro organismo: sempre meno batteri, sempre meno vari. Ecco perché un team multidisciplinare di microbiologi, geologi, chimici e bioclimatologi dell’Università di Firenze ha cercato di studiare questi cambiamenti e i loro effetti sul nostro “micro”-sistema pubblicando una ricerca condotta insieme al Cnr e alla fondazione Edmund Mach.

In particolare, la ricerca si è concentrata su di uno tra i più intensi eventi di trasporto di microbi e batteri attraverso polveri sahariane che ha raggiunto le Alpi nel 2014. In questo evento enormi quantità di sabbia e polvere si è depositata sulle Alpi dolomitiche che è stata poi sigillata tra strati di neve “pulita”. Ciò ha permesso una determinazione precisa di microrganismi associati alla deposizione. E la ricerca ha portato a un risultato sorprendente. I microrganismi sub-sahariani si sono adattati all’ambiente alpino e, anziché stravolgerlo, lo stanno arricchendo.

“Quanto scoperto suggerisce” han fatto sapere i ricercatori su Microbiome “che il cambiamento climatico e l’aumentata frequenza di questi eventi possa cambiare in modo significativo le comunità microbiche dei nostri suoli, trasportando intere comunità microbiche molto lontane.” In un contesto in cui molti malanni (tra cui rinite allergica, asma, dermatite atopica, e malattie autoimmuni come il morbo di Chron ecc.) – che fino a vent’anni fa insorgevano in persone adulte – attaccano sempre prima e in cui il nostro organismo si impoverisce, l’Africa potrebbe rappresentare la soluzione.

Nelle popolazioni africane si annida una grande quantità (e varietà) di microrganismi che il nostro mondo ha perso e che potrebbe “recuperare” proprio grazie a queste migrazioni “rafforzandoci”. Una ricerca fiorentina ha confrontato alcuni bambini toscani con coetanei del villaggio Boulpon, nel Burkina Faso. Quest’ultimi, ha spiegato Duccio Cavalieri, professore al dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze «hanno il triplo di acidi grassi a catena corta, antinfiammatori naturali», e concentrazioni di patogeni inferiori come l’Escherichia, la Salmonella. La differenza sta nei nutrimenti: niente ingerenza dell’industria alimentare. «Eppure i principali patogeni umani si ritrovano in quantità decisamente minori, perché hanno una ricchezza microbica che li difende. Noi non ce l’abbiamo più» ha concluso Cavalieri.

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