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IL MUSEO DEGLI ORSANTI DI COMPIANO E GLI ALBERI DEI DINTORNI – 29

Sull’Appennino parmense verso la Liguria si trova il Museo degli Orsanti, sulla strana professione di alcuni abitanti di questa zona nel sette e ottocento. Gli alberi monumentali più vicini si trovano in Liguria, mentre per la provincia di Parma occorre risalire verso Colorno.

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Exif_JPEG_PICTURENel Museo degli Orsanti di Compiano si impara che, in un’epoca in cui gli esseri umani erano molto spesso trattati come schiavi, umiliati e costretti a vite di stenti, comportarsi anche peggio con un animale doveva sembrare normale. Così, già nel settecento, per sfuggire ad un’esistenza di miseria, gli uomini che vivevano sull’Appennino fra Emilia e Liguria nella val di Taro, avevano trovato il modo di guadagnarsi da vivere, viaggiando per l’Italia e l’Europa con cani e pappagalli, scimmie, cammelli e orsi ammaestrati, coi quali facevano piccoli spettacoli. Lo avevano imparato probabilmente da genti balcaniche, dalle quali comperavano anche gli animali. Insegnare ad una scimmietta dei giochi divertenti poteva assecondare la natura curiosa dell’animale, ma farlo con un orso, che pesava anche trecento chili e con una zampata poteva uccidere, doveva essere ben altra cosa. Dicono che lo condizionassero con le torture, ma forse qualcuno sarà stato capace di ammaestrarlo fin da piccolo, associando premi ai comportamenti che gli si volevano far tenere.

Gli orsanti partivano a piedi, qualche volta con un carretto, insieme agli animali e andavano in tutti i Paesi d’Europa, persino in Russia intrattenendo la gente sulle piazze con dei numeri di destrezza, con musica e canti, soprattutto durante le fiere. Ciò che più attirava era, però, la lotta con l’orso, che terminava con la vittoria immancabile dell’uomo, nonostante la sua forza ben inferiore. Spesso l’orsante era accompagnato anche da un bambino, che gli serviva da garzone e, data la mentalità di quell’epoca, in cui anche i piccoli erano costretti a lavori pesanti, ci si può immaginare che raramente fossero trattati con umanità. Spesso, uomini e bambini restavano lontani per anni dalle loro famiglie e qualche volta riuscivano a far fortuna. Era una professione che si tramandava ai figli e che poteva espandersi fino alla complessità di un circo.
A causa del comportamento truffaldino di qualcuno, la cattiva reputazione di questa categoria si associava a quella dei birbanti, falsi religiosi che venivano principalmente dalla valle Surla e dalla val di Vara, sul versante ligure e che ottenevano o estorcevano denaro e cose ai devoti..

Gli oggetti ed i ricordi di quei tempi sono visibili al Museo degli Orsanti.

Per trovare alberi monumentali nel paraggi si deve passare in Liguria a Borzonasca. Si raggiunge dopo 3 chilometri l’abbazia Bolzone, davanti alla quale c’è un CIPRESSO di 600 anni, alto 30 m. e col tronco dalla circonferenza di 3,50. In direzione di Piacenza, nel comune di S.Stefano d’Aveto, davanti al piccolo cimitero in località Allegrezze ci sono due SEQUOIE GIGANTI, di cui una centenaria, col tronco di oltre 5 m, di circonferenza e l’altezza di 18. Le dimensioni sono ben inferiori a quelle di altre sequoie californiane coetanee che vivono in Italia, ma l’albero è importante come ricordo degli emigrati in America che ne hanno riportato i semi per farla crescere in patria.

Anna Cassarino – www.ascuoladaglialberi.net

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